Sandro Tonali, ovvero: scoprire il proprio talento per vivere meglio

Penso che una delle migliore cose che possano capitare ad una persona sia quella di scoprire, fin da piccoli, il proprio talento. Facendo qualche veloce ricerca sul web, si trovano diverse definizioni della parola “talento”. Qualche esempio:

Capacità intellettuale non comune associata a genialità o estro vivace.

Dote, specialmente in quanto propensione a qualcosa, capacità in un’attività, in un settore.

Ingegno, predisposizione, capacità e doti intellettuali rilevanti, specialmente in quanto naturali e intese a particolari attività.

Mentre, tratto da questa pagina, trovo…

Il talento è dote. Se ne è naturalmente provvisti, e se non c’è non si può imparare – inclinazione troppo più profonda di una capacità, troppo più radicata di una passione, troppo più caratterizzante di un volto o di una maniera, per poter essere riprodotta o finta. È un taglio del sé.

Aggiungo del mio: avere un talento per una certa attività non significa di per sé che la faresti sempre ad ogni ora del giorno e della notte, è semplicemente quella cosa che ti esce istintiva, con il minimo sforzo, mentre magari vedi gli altri che per raggiungere lo stesso obiettivo arrancano. Il talento si palesa con un’intuizione naturale che hai innata dentro, ma che comunque richiede studio & dedizione costanti nel tempo per tutti i perfezionamenti del caso che faranno di te un professionista completo.

Io penso di averlo nel mio lavoro, così come tanti altri ce l’hanno nel loro. E probabilmente anche mio cugino, Sandro Tonali, ce l’ha nel suo. Visto che quando era piccino giocava a calcio virtuale sulla Playstation, poi è cresciuto ed ha cominciato a giocare veramente a pallone, fino a raggiungere il calcio giocato, quello vero, nella serie B con il Brescia.

Ed in questi giorni è stato convocato da Roberto Mancini con la nazionale maggiore, per giocare un’amichevole contro gli Stati Uniti il 20 Novembre, accanto a gente come Chiellini, Bonucci, Verratti, Insigne, Immobile e via dicendo. Paura vera.

Mi capita sempre più spesso di vederlo in TV, intervistato o sul campo da gioco, e devo dire che sono proprio felice per lui. Perchè a 18 anni probabilmente ha già capito da un po’ qual è il suo talento, e probabilmente è circondato dalle persone giuste capaci di farglielo fruttare come si deve. Bravo a lui, alla sua famiglia più vicina, e chiunque sta contribuendo al suo successo!

Buona fortuna, cugino!

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“Get Latest Version” da command line: assicurarsi di usare il tf.exe corretto

Per voi che, lavorando seriamente, utilizzate TFS come source control, vi potrebbe tornare utile sapere che è possibile effettuare tutta una serie di operazioni dalla command-line, sia essa il classico command prompt del DOS, piuttosto che PowerShell. A quale scopo? Per automatizzarle, per esempio, perchè per certi versi è più comodo fare doppio click su uno script già bello pronto, piuttosto che aprire Visual Studio, raggiungere il Source Control Explorer, e poi cliccare dal menù contestuale la voce Get Latest Version (GLV).

Vi rimando a questa pagina per maggiori informazioni.

E’ possibile fare davvero di tutto: gestire check-out e check-in, ottenere informazioni sul proprio workspace, gestire i branch, aggiungere/rimuovere nuovi file o cartelle, consultare i pending changes, e molto altro ancora.

Quella che serviva a me, per velocizzarmi il lavoro, è quello di effettuare il GLV. Ci sono diverse sintassi per farlo; quella che utilizzo io è forse la più semplice:

CD C:\TFS\NomeApp\NomeBranch
%ExeTf% get "$/Nomeapp/NomeBranch" /recursive

E’ possibile aggiungere il parametro “/preview” per simulare un GLV senza però sovrascrivere le cartelle ed i file del proprio workspace locale.

Sappiate che potreste incappare in un errore di esecuzione che tra le altre cose dice: “Unable to determine the workspace using TF.exe“. E’ segnalato in tantissime pagine sul web, compresa questa su StackOverflow. Troverete tantissime soluzioni; forse l’errore più comune e frequente è che TF.exe va eseguito da una cartella già mappata nei percorsi locali di TFS. Ecco il motivo per cui io nel mio script ho inserito un comando CD prima di eseguirlo. In più bisogna assicurarsi di usare i parametri giusti nello script che riportano username, password (oppure un utente di dominio), e così via.

Nel mio caso la questione era ancora più subdola. Sul mio HD il file TF.exe è presente in più copie, forse una per ciascuna versione di Visual Studio installata.

Il primo si trova qui: “C:\Program Files (x86)\Microsoft Visual Studio\2017\Enterprise\Common7\IDE\CommonExtensions\Microsoft\TeamFoundation\Team Explorer”. Un secondo invece si trova in “C:\Program Files (x86)\Microsoft Visual Studio 12.0\Common7\IDE”.

E’ assolutamente necessario lanciare il TF.exe corretto, altrimenti continuerete a ricevere lo stesso errore.

Se utilizzate Visual Studio 2017 Enterprise Edition, insomma, va lanciato il primo. Tornando allo script iniziale, ho banalmente valorizzato la variabile %ExeTf% come “C:\Program Files (x86)\Microsoft Visual Studio\2017\Enterprise\Common7\IDE\CommonExtensions\Microsoft\TeamFoundation\Team Explorer\tf.exe” ed il gioco è fatto.

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Godere della Windows Timeline sotto Android

Una delle feature che mi capita di utilizzare con Windows 10 (non così spesso, ma quando ne ho bisogno diventa vitale) è la Timeline, ciò quella funzionalità che traccia e salva sul cloud (ebbene sì) le attività che fate su documenti e pagine web, in modo che se switchate da un PC all’altro…siete in grado di recuperare i link, le pagine visitate ed i documenti aperti da OneDrive. Quindi immaginatevi di aprire dal vostro account documenti Excel oppure Word, scansioni in PDF, immagini, qualsiasi file…Timeline se lo ricorda.

Maggiori informazioni sulla Windows Timeline le trovate qui.

Questa cosa funziona su tutti i PC Windows sui quali accedete con lo stesso Microsoft Account, ovviamente, ma non solo. Se avete un telefono Android ed installate il Microsoft Launcher, come ho fatto io, potete raggiungere la Timeline anche sotto Android.

Qui sopra potete vedere una schermata tratta dal mio smartphone personale, un Asus Zenfone 4 Max, su cui ho installato il Microsoft Launcher. Quelle che vedete qui sopra sono le ricerche del 27 ottobre scorso fatte con Edge, che uso come browser principale. Qui sopra non le vedete, ma la Timeline vi mostrerebbe anche voci relative a fogli Excel, il tutto raggruppato per giorni, ore, domini visitati, etc. etc.

L’app Microsoft Launcher pubblicata sul Play Store aggiunge altre funzionalità al vostro telefono Android: la gestione degli sfondi, degli widget, delle pagine e delle gesture. Prevede anche un menù contestuale per ogni tile, così che possiate per esempio disinstallare le app in modo rapido e con un look’n’feel simile al caro Windows.

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Utilizzare git dietro ad un proxy aziendale

Quando siete all’interno di una LAN aziendale protetta da un proxy, potreste avere dei problemi ad utilizzare gli strumenti di Git sotto Windows.
Mi riferisco in particolare a tre strumenti, quelli che utilizzo più spesso:

  • il tool git dalla command line
  • la “GitHub extension for Visual Studio” (con Visual Studio 2017)
  • il tool “GitHub Desktop” per Windows

Senza indicare il proxy aziendale, tutti questi tool vi daranno errori di diverso tipo, probabilmente di timeout, perchè la connessione alla rete non è diretta ma passa appunto attraverso un proxy. Come si risolve un problema di questo tipo?

1) Prima opzione: agendo manualmente sul file .gitconfig
Aprite la cartella %USERPROFILE% da esplora risorse ed editate a mano il file .gitconfig.

Basta andare in un qualsiasi punto del file ed aggiungere i due parametri:

[http]
proxy = <vostro_proxy>
[https]
proxy = <vostro_proxy>

E’ decisamente la strada più rapida ed efficace se siete dev ed avete un Notepad++ pronto all’uso.

2) Seconda opzione: utilizzando il command “git”
Con il secondo modo otteniamo alla fine lo stesso risultato, ma andiamo però ad utilizzare direttamente il tool “git” dal classico command prompt oppure da Powershell.
E’ sufficiente eseguire questi due comandi:

git config --global --add http.proxy <vostro_proxy>
git config --global --add https.proxy <vostro_proxy>

Quello che otterrete alla fine è la modifica del file .gitconfig di cui parlavamo prima. Eventualmente potete fare un check della configurazione corrente con il comando:

git config --list
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Utilizzare npm dietro ad un proxy aziendale

L’altro giorno ho voluto installare Angular CLI sul mio PC che utilizzo per lavorare, che è collocato dietro un proxy aziendale. Quindi, il tradizionale comando:

npm install -g @angular/cli

ovviamente non funziona, nel senso che dopo un certo timeout vi dà un errore perchè npm non riesce a scaricare i pacchetti indispensabili per avere Angular ready-to-run. Come fare? E’ necessario configurare npm, aggiungendo due parametri “proxy” e “https-proxy”, in questo modo:

npm config set proxy url
npm config set https-proxy url

Ovviamente al posto di “url” indicato l’IP del vostro proxy.
Ed il gioco è fatto!

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Un team come pochi

Nell’autunno del 2014 ho tenuto un corso che avrebbe impattato non poco nel mio lavoro nei mesi a venire. Solo che al momento non lo sapevo. Quella mattina arrivano tre figure: Davide, Sabrina ed Ivano. Ufficialmente avevano bisogno di un corso di architettura del software, implementata attraverso .NET Framework con C# attraverso un’applicazione desktop WPF. Il loro obiettivo, una volta terminato il corso, era buttare via una vecchia applicazione C++ scritta negli anni ’90, che ormai stava diventando davvero antiquata ed ingestibile, per riscriverla con tecnologie più moderne ed al passo con i tempi.

Il corso è durato soltanto qualche giorno, al termine del quale è stata richiesta la mia collaborazione al progetto. Beh, alla fine abbiamo lavorato assieme per circa quattro anni. Io per la maggior parte del tempo lavoravo da casa, in autonomia; una volta al mese andavo in trasferta per un paio di giorni in sede, dal cliente, che è praticamente ad un tiro di schioppo dall’aeroporto di Malpensa. Quello che è saltato fuori alla fine di tutto è una bella applicazione Windows Presentation Foundation, con Model-View-ViewModel fatto come dio comanda, repository, separation of concerns, dependency injection, Entity Framework, unit-testing, etc. etc. Non voglio scendere nei dettagli, ma devo dire che è stata una bella sfida. Abbiamo inserito spunti di reflection e di Roslyn per la compilazione dinamica. Abbiamo utilizzato pesantemente i controlli Infragistics, in qualche caso ristilizzando molti componenti WPF per adattarli alla user experience voluta dal cliente. E’ stato bello ed intenso, a tratti un po’ complicato per la difficoltà di coordinamento tra gli sviluppi da fare e le altre mie attività a cui venivo assegnato.

Eccoci qua. Da sinistra verso destra: Davide M. – Sabrina P. – Ivano R.

Di loro tre ricordo con piacere il clima divertente e costruttivo con il quale si lavorava, tutti i pranzi nella mensa aziendale, le serate al pub, la serata in pizzeria per festeggiare il mio compleanno. Ricordo una serata particolare con Davide passata da un pub all’altro, quando poi mi riaccompagnò in hotel alle ore 2:00: ed il giorno dopo eravamo tutti e due belli pimpanti davanti al nostro codice C#. Ricordo il supporto logistico di Davide quando squarciai la gomma della mia Honda Civic in una delle mie mattine in trasferta, andando a sbattere come un perfetto idiota contro un marciapiede di Cardano al Campo (Varese).

Adesso, avendo io cambiato azienda e ruolo, li ho abbandonati. Il prossimo software che dovranno scrivere (ho partecipato ad una prima analisi ed alla stesura di un prototipo funzionante) lo dovranno fare da soli, ma so per certo che sarà migliore del primo che abbiamo scritto assieme.

Ciao Davide! Ciao Sabrina! Ciao Ivano! In bocca al lupo!

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Ogni era ha il suo reborn

Il mio primo blog su quello pubblicato su UGIdotNET, all’indirizzo http://blogs.ugidotnet.org/idamiani. Era gestito da .TEXT, se non ricordo male, e si chiamava Technology Experience. Poi, nell’aprile del 2007, mi staccai da UGIdotNET e diedi vita al mio blog indipendente, pubblicato attraverso il mio dominio vivendobyte.net, e lo rinominai come Technology Experience (reborn). Questo è il blog che continuate a leggere anche oggi. Nei mesi e negli anni a venire ho aprofittato dei miei piccoli e grandi cambiamenti  lavorativi per incrementare il lato reborn.

Non ricordo esattamente l’evento scatenante che mi portò ad inserire reborn 2 nel titolo. E non ricordo neppure reborn 3 e reborn 4. Gli ultimi anni sono stati troppo frenetici, probabilmente.

Oggi il mio blog diventa reborn 5.

Questo incremento è dovuto al cambiamento lavorativo di cui vi ho raccontato nel mio ultimo post. Nuovo stile, grafica leggermente rifatta, nuovo tema (che a quanto pare è anche responsive, per cui su dispositivi mobile non dovreste più avere gli stessi problemi di prima).

Beh, buona lettura!

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Ciao Brain-Sys, e grazie per questo viaggio

Ebbene sì, lunedì prossimo, il 1° ottobre 2018, comincerò a lavorare per una nuova azienda, lasciando Brain-Sys che mi ha accompagnato negli ultimi otto anni della mia vita personale e professionale. E’ stato un lunghissimo e meraviglioso viaggio, cominciato nel lontano gennaio del 2010, quando ero un tipo molto molto diverso. Sapete qual è la cosa che mi lascia più amareggiato? Oggi sono qui a scrivere il finale di questa storia, ma all’epoca non riuscii a scriverne l’inizio, semplicemente per il fatto che in quel periodo il mio blog era offline causa malfunzionamenti dell’hosting provider a cui affidavo le mie memorie in quel periodo. Me ne sono ricordato qualche settimana fa, quando ho cercato sui motori di ricerca qualche traccia dell’Igor Damiani dell’epoca: l’unico articolo interessante che ho trovato è questo, scritto solo nell’aprile del 2010. Un po’ troppo poco, l’inizio di questa avventura meritava qualcosa di più.
Quindi…scriviamolo adesso.

L’inizio di tutto: estate 2009
Beh, dunque, per me che l’ho vissuto in prima persona, non è difficile ricordare quei tempi, e soprattutto le decisioni che mi hanno portato, alla fine, ad entrare nella famiglia di Brain-Sys. Alla fine del 2009 mi trovavo in uno stato lavorativamente parlando piuttosto depresso. Avevo ancora la mia partita iva, ero il classico consulente che veniva sbalzato da un’azienda all’altra, a fare brevi consulenze di qualche settimana o di qualche mese di qua e di là. Un po’ C#, un po’ VBA, un po’ SQL Server ed un po’ di Oracle, ero in balìa degli eventi. Sentivo di non avere il controllo sulle mie giornate, sul mio tempo e sull’andazzo delle cose. Sentivo, insomma, di non avere più in mano il pallino della mia vita, nè il coltello dalla parte del manico. Forse la goccia che ha fatto traboccare il tutto è caduta nei mesi di giugno/luglio di quell’anno, quando l’azienda per la quale lavoravo mi aveva collocato da un cliente nell’hinterland milanese, in mezzo al niente, a portare a termine un lavoro per il quale non avevo alcuna aspirazione e che mi faceva soffrire fisicamente. Tanto stress, tanti dolori cervicali, tanti viaggi e tante code in macchina, soddisfazione praticamente azzerata. Per come la vedo io, un vero incubo. Di quell’estate ricordo altre due cose: la morte di Michael Jackson e la frequentazione con una donna più grande di me che mi faceva ammattire. Due vicende tristi, no? Quando ad inizio agosto andai in ferie, nella mia amata Puglia, ero decisissimo a mollare tutto, a mollare il mondo dello sviluppo software ed a ricominciare daccapo con altro. Provate a leggere i punti 8, 12, 15 di questo elenco pubblicato nell’OT del Venerdì (5).

Beh, insomma, cosa è accaduto, alla fine? Qui sinceramente i ricordi sono un po’ sfocati e confusi. Al rientro dalle ferie ho incontrato riluttante Gabriele Gaggi ed Alessandra Maggi ad un giapponese a Pavia, abbiamo chiaccherato un po’ e – per farla breve – ho cominciato a lavorare per Brain-Sys, prima come consulente fino a fine 2009, e poi come dipendente dal gennaio 2010. Avevo una mia vita, in qualche modo bisogna pur tirare avanti. All’inizio ero molto molto titubante, soprattutto per l’assunzione. Amavo l’indipendenza che la mia partita iva mi concedeva. La mia preoccupazione più grande era il fatto che non volevo assolutamente rimettermi a fare tutti i giorni la tratta Lodi-Milano & ritorno. La promessa dell’epoca, pienamente mantenuta, era il fatto che con Brain-Sys avrei potuto lavorare da casa praticamente tutti i giorni, tranne una trasferta al mese da un grosso cliente che seguivamo all’epoca.
Come dicevo un attimo fa: promessa mantenuta al 100%.

Il durante: dal 2010 al 2018
E’ difficile riassumere otto anni di storia in una manciata di righe. So solo che è stato un viaggio lungo ed entusiasmante. Ho incontrato tante nuove persone, abbiamo scritto qualche software interessante. Applicazioni desktop, applicazioni mobile, ho messo persino le mani su progetti web. Sono migliorato sotto tantissimi punti di vista, sia personali che professionali. Un aspetto importante, probabilmente, è stata la collaborazione con Overnet Education, che mi ha portato in giro per l’Italia a parlare delle tecnologie che conosco ed amo di più: .NET Framework, C#, Visual Basic .NET, WPF, WCF, Windows Phone, UWP, Entity Framework, e molto altro ancora. Ho tenuto corsi più teorici ed altri più pratici, con un paio di partecipanti oppure con intere classi di quasi 20 persone. Ho tenuto corsi di pochi giorni fino a gestire intere academy di diverse settimane. Mai e poi mai avrei pensato di parlare in pubblico in vita mia. Avrò sempre un posticino nel cuore per tutti quei ragazzi neolaureati provenienti da tutta Italia che – come dicevo io scherzando – ho formattato, nel senso che ho tentato di infondere loro tutte le mie conoscenze sul mondo della programmazione ad oggetti. Qualcuno di loro l’ho incontrato poi nei mesi successivi, in metropolitana o in giro per Milano. Qualcuno lavora in questo meraviglioso mondo dell’IT, qualcuno ha cambiato, altri sono tornati a casa loro e fanno tutt’altro. Con i corsi ho visitato tantissimi posti. In ordine sparso: Barcellona in Spagna, Cuneo, Pesaro, Torino, Brescia, la Valtellina, Verona, Trieste, Padova, Bergamo, Bologna, Roma, Bari, Modena, Rimini, Venezia, Imola, Trento, Genova, me ne starò dimenticando qualcuna e senza contare le tantissime altre cittadine e paesi di provincia, senza contare Milano ed il suo sterminato hinterland. Ho visitato San Polo d’Enza, il paese dove il 27 febbraio 1797 ha sventolato il primo tricolore italiano, nato il 7 gennaio a Reggio Emilia. Ho visitato grosse multinazionali italiane, ed ho incontrato tantissimi giovani e meno giovani sviluppatori di software. Spesso i più in gamba li ho trovati nelle piccole software-house, dove ti devi fare in quattro per risolvere i problemi e consegnare un prodotto al cliente. Comunque sia, tenere corsi e spiegare ciò che so è una delle cose che amo di più.

Grazie a Brain-Sys per la fiducia nei miei confronti nell’home-working, esperienza incredibilmente appagante che tutti dovrebbero provare, ma non prima di aver lavorato seriamente in modo tradizionale in un ufficio. Devi essere autonomo, conoscere bene il tuo lavoro, conoscere le tecnologie, essere capace di prendersi cura del cliente. Altrimenti è solo tempo perso.

Grazie a Brain-Sys per avermi permesso di partecipare alle giornate community e non, dal Basta Italia del 2010 a Roma (rimasi bloccato nella capitale un giorno in più per via del vulcano islandese che bloccò i voli di tutta Europa), agli eventi qua e là, comprese un paio di edizioni a WPC, durante le quali ho fatto anche lo speaker. Grazie per il corso sul public speaking a Bergamo, per tutti i venerdì di ferie presi per raggiungere Lecce, per la gestione agile di ferie, permessi e giornate dedicate alla donazione AVIS.

Qualche aneddoto
Il più posto più strano in cui l’ho fatto. Ho scritto righe di codice a Barcellona, presso un cantiere in costruzione, con il notebook appoggiato tra enormi bombole di gas piene fino all’orlo.

Il primo corso. Su Visual Basic .NET, nell’autunno del 2013, ad un ragazzo presso l’NH Hotel ad Assago (dove si tiene WPC, per capirci). Lo ricordo perfettamente, perchè si sarebbe sposato da lì a qualche settimana, avrebbe fatto il viaggio di nozze in Giappone ed ha fatto di tutto per convincere anche me a fare altrettanto. Non ce la farà mai.

Il complimento più bello. “Igor, ci hai fatto uscire da Matrix”. Corso su WPF tenuto a Bologna questa estate. Beh, non è merito mio. Il merito è vedere cosa permette di fare lo XAML combinato con .NET Standard e MVVM. Non perdete tempo a cercare di farmi cambiare idea, non ce la fate. Tanti di voi ormai sbroccano e parlano solo di bot & cloud. Lasciate stare, che è meglio.

La figuraccia. Ricordo due episodi spiacevoli. Un corso a Verona sull’architettura sviluppata con .NET, quando tutti i partecipanti erano sviluppatori in Java. Me la sono cavata, alla fine l’architettura è l’architettura, ma me la sono vista così così. L’altro episodio è avvenuto a Cesano Boscone, e non posso raccontarlo; diciamo che un tizio ha messo in dubbio la mia preparazione sull’argomento, e diciamo che aveva ragione al 50%.

Il posto più brutto in cui ho dormito. Un B&B a Bari, a 50 metri dallo stadio San Nicola. Mai più.

L’ultimo corso. Lo sto tenendo oggi. A Carpi, su C#, in un’azienda amica che ho già visitato in passato. Partecipanti: 4.

Il corso più noioso. Su Xamarin Forms, a Trento.

Il corso più divertente. Su Xamarin Forms, a Bari.

Software di chat utilizzati. GTalk, Skype, Messenger, Facebook Messenger, Skype for Business, Teams. Altri?

La fine: estate 2018
Brain-Sys è stata capace di prendere un Igor sconsolato, stressato e depresso, e l’ha rivitalizzato. Ecco che cos’è Brain-Sys. Dal mio punto di vista è una piccola famiglia che è stata capace di adattarsi, di resistere e di non soccombere miseramente durante gli anni più severi della crisi economica. Un grazie mille a tutti è ovviamente scontato. Non voglio fare nomi per non dimenticare nessuno. Grazie per tutti questi anni, grazie alle mie colleghe ed ai miei colleghi, grazie a chi mi ha accolto in casa sua come fossi un caro amico, grazie per le chiaccherate e per gli sfoghi. Come tutte le famiglie, ci sono aspetti positivi e meno positivi, ma che non toglie nulla a tutto ciò che di buono abbiamo fatto, costruito e realizzato. Grazie davvero.

Non è mia intenzione discutere qua dei motivi che mi hanno portato alla decisione di lasciare Brain-Sys. Tre forse sono state le cause scatenanti: il mio trasferimento, l’arrivo di Federica nella mia quotidianità e, dulcis in fundo, la stanchezza dell’essere troppo spesso in giro per l’Italia. Posso affermare che la cosa più bella che mi sia capitata in Brain-Sys, ovvero tenere corsi, è anche quella che alla fine ha fatto pendere l’ago della bilancia verso il “No, così non puoi andare avanti”. E’ stata una decisione presa con un mix di cuore & raziocinio e con voglia di vedere al futuro. Tutto è avvenuto in modo estremamente rapido durante il mese di luglio ed agosto, proprio a ridosso delle ferie estive. E così è stato. Alè.
Ciao Brain-Sys. Sei stata un’ottima nave.
E’ l’inizio di una nuova avventura.

Epilogo
Sapete, quando vivete accanto o all’interno di una grande città come Milano, avete quasi una visione distorta della realtà. Milano è Milano, e con il resto dell’Italia per certi versi non c’entra proprio nulla. E’ come un’isola separata, con le sue regole frenetiche e la sua evoluzione. Quindi in metropolitana o per strada, per esempio, potreste vedere ragazzini e ragazzine di “soli” 10 anni vestiti alla moda, con lo smartphone in mano, immersi nel loro mondo virtuale. Li vedrete magari atteggiarsi da adulti, imitando o vestendosi come il loro cantante pop o rap preferito. Li sentirete parlarsi nel loro slang, a tratti moderno, violento o volgare. Non ho idea se sia davvero così, ma a me danno proprio l’impressione di avere poco senso della realtà che li circonda. Magari sto invecchiando io.
Viaggiare per la nostra penisola – soprattutto il nord ma non solo – mi ha fatto capire che la vera Italia, quella sana e genuina, è lontana dalle grande metropoli. Visitando la provincia italiana ho visto ragazzi di 15 anni girare con la bicicletta sgommando e ridendo; ho sentito giovani ragazzi parlare con la loro nonna lamentandosi delle loro coetanee perchè “sono vestite tutte uguali con quel cavoli di shorts di jeans”. Ho visto ragazzi vestiti così come capitava, e ragazze della porta accanto, con gli smartphone messi da parte. Insomma, la parte più autentica si trova lì, ben nascosta e protetta tra le nostre colline, montagne, laghi e pianure, lontano dal fragore delle grandi città impazzite. Quei ragazzi e quelle ragazze mi hanno dato speranza.
Sono giunto alla conclusione che i Goonies non sono estinti, ma esistono anche oggi, anche nel 2018. Basta saperli trovare, un po’ come l’A-Team.

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Corso C# avanzato in quel di Venezia? Terminato!

Un sentito grazie a Matteo, Marcomattia, Ivano, Paolo ed Enrico (rigorosamente da sinistra a destra nella foto qui sotto), per avermi pazientemente ascoltato per quattro giorni durante il mio corso su C# avanzato, da lunedì 27 a giovedì 30 di questa settimana. Di cosa abbiamo parlato? Di generics, eventi, delegate, LINQ, async & await, di un pezzetto di mondo di TPL, Reflection, e di molto altro ancora che qui non posso menzionare.

E’ molto molto bello avere avuto l’ennesima conferma del fatto che ci sono sviluppatori davvero tosti, in tutte le parti d’Italia; questa volta li ho incontrati nella provincia veneta. E’ stato un corso nel quale anche io ho imparato qualcosa, perché come è facile intuire quando si tiene un corso a gente tosta, anche quest’ultima è parte attiva e dà il suo contributo. Grazie ad Enrico (l’ultimo sulla destra nella foto) ho conosciuto per esempio Service Stack e CSLA, che vorrei approfondire – se il tempo me lo permetterà – in futuro.

Beh, insomma, ci siamo scattati una fotografia tutti assieme come ricordo, che mi fa piacere pubblicare qua sul mio blog, più che altro perché è uno degli ultimi corsi che tengo. Ma questa è un’altra storia di cui vi parlerò a breve su queste stesse pagine.

P.S. : un “congratulazioni” ad Ivano P. che, nella serata di ieri, ha sostenuto e superato l’esame di certificazione su C#. Avanti così!!!!

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Visual Studio 15.8 alla ricerca della parentesi graffa (chiusa) mancante

Se dopo l’installazione della versione 15.8 di Visual Studio 2017 avete problemi ad inserire nel codice la parentesi graffa chiusa (“}”), effettivamente c’è un bug, del quale fortunatamente esiste già un workaround. Seguite questi passaggi:

  • Aprite Visual Studio 2017
  • Andate nel menù Tools –> Options
  • Andate nella sezione Envinronment –> Keyboard
  • Nella casella di ricerca indicata da “Show commands containing” digitate “Edit.ExpandSelectiontoContainingBlock”
  • Vedrete che c’è la combinazione di tasti Ctrl+Shift+Alt+=
  • Cliccate sul pulsante Remove e confermate su OK per chiudere la finestra di dialogo

Et voilà, il problema è risolto. Ovviamente ci si attende che Microsoft risolva questa piccola svista con i prossimi rilasci.

Un ringraziamento a questi due tweet di Matteo Pagani e di Alessio Iafrate, che mi hanno permesso di trovare la soluzione.

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