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AI

Pregnana Milanese ed i suoi 3 (futuri) data center

Ho letto molto di Pregnana Milanese. Forse è una cosa che non è mai trapelata qua, sul mio blog, in tutti questi anni, ma ho sviluppato una certa passione per l’informatica che fu. Essendo italiano, non ho potuto che leggere molto – e continuo a farlo, sulla storia di Olivetti. Pregnana Milanese, paese che oggi conta circa 7.000 abitanti, collocato sulla autostrada A4 tra Milano e Novara, a 1 circa un’ora di auto da Ivrea, è un luogo da questo punto di vista molto importante. Lì infatti aprì quella che all’epoca (1962) fu la prima fabbrica di calcolatori del mondo, Olivetti appunto. Parliamo di un centro di ricerca & sviluppo degli elaboratori elettronici, che a quel tempo erano molto diversi da quelli che conosciamo oggi.

Ma il punto è un altro.

Se tutto va come purtroppo deve andare, nel 2028 verrà terminata la costruzione di un ennesimo nuovo data center dedicato all’AI. L’unico aspetto positivo è che verrà riqualificato l’ex-stabilimento della Citroen, 70.000 metri quadrati. Investimento valutato tra i 500 ed i 700 milioni di euro. Gli utilizzatori di questo data center saranno i soliti noti: Microsoft, Amazon, Virtus Data Centers. Purtroppo, a fronte di questi aspetti positivi, facciamo tutti finta di ignorare i drammatici risvolti negativi, che ripeto in ogni mio post: consumo di acqua ed elettricità, inquinamento acustico, aumento delle temperature. Il Comune di Pregnana Milanese incasserà 25 milioni di euro (le fonti dichiarano che stiamo parlando di 5 volte il bilancio annuale standard), 12 dei quali verranno spesi per ristrutturare la scuola. E quindi?

Spero che il sindaco ed i cittadini sappiano bene quello che stanno facendo, ma ne dubito. Non perchè abbiano qualcosa che non va, ma semplicemente perchè con i soldi le multinazionali stanno dimostrando purtroppo di poter fare il bello ed il cattivo tempo, in tutto il mondo. Immagino che Adriano Olivetti si stia rivoltando nella tomba, visto la grande attenzione che applicava, mettendo insieme le esigenze aziendali, benessere delle maestranze, aspetti culturali, crescita della comunità, e così via. Non riconoscerebbe più la sua Pregnana Milanese, uno dei luoghi dove è nata l’informatica moderna, prima che tutto andasse in malore.

Fonte ITA
https://www.hdblog.it/green/articoli/n664211/data-center-italia-lombardia-milano-costruzione/

AI

Stato di New York: basta data center per 1 anno

Ebbene sì, nonostante il gran vociare secondo il quale “Se non adotti l’AI sarai tagliato fuori”, c’è qualcuno che – fortunatamente – sta cominciando a pensarci su ed a dire di no.

Lo stato di New York ha bloccato la costruzione di nuovi data center per un anno, se questi consumano più di 50 megawatt. La soglia di 50MW è piuttosto interessante, perchè a quanto pare è più o meno la potenza del data center che ad esempio sta per essere progettato/costruito a Borgarello (PV).

Insomma, nonostante la grande rincorsa per la costruzione di questi dannati data center, c’è qualcuno che dall’altra parte dell’oceano dice no. No, semplicemente perchè impattano troppo sull’ambiente, o perlomeno c’è questo piccolo grande sospetto. In termini di consumi elettrici e d’acqua, rumorosità, riscaldamento nell’area circostante, aumento delle bollette elettriche per i cittadini. Dovremmo smetterla con questa proliferazione di data center, ovunque essi si trovino, a meno che non vogliamo trasformare la Terra in Coruscant (se non sapete cos’è Coruscant, male, ma potete rimediare cliccando qui per raggiungere Wikipedia). Dovremmo smetterla di cedere all’hype, di temere di perdere il posto di lavoro perchè qualcuno ci dice che verremo sostituiti dall’intelligenza artificiale. Dovremmo ritornare a rimettere l’ambiente, la natura e l’ecosistema al primo posto, esattamente come facciamo quando acquistiamo un auto (nessuno di sognerebbe mai oggi di acquistare un auto diesel, giusto?).

Negli USA qualcuno si sta muovendo, noi ci arriveremo fra un po’.

Fonte ITA
https://www.ilsole24ore.com/art/lo-stato-new-york-blocca-costruzione-nuovi-data-center-l-ai-AJGU7OK

Fonte ENG
https://www.reuters.com/world/new-york-becomes-first-state-impose-data-center-moratorium-2026-07-14/
https://www.wired.it/article/data-center-attivisti-bloccano-costruzione/

AI

Microsoft, AI, data center e clima: obiettivo fallito

Non ho nulla da aggiungere, è semplicemente vergognoso.

Sia chiaro, ci sta fallire un obiettivo, ma non quando deliberatamente decidi di ignorarlo. Comincia a non piacermi più l’idea di compensare ad eventuali mancanze con altre attività. Come dire che un ladro può entrarti in casa per prenderti tutti gli elettrodomestici, ma se ti lascia un mazzo di fiori tutto va bene. Da quello che leggo, molti data center stanno nascendo nell’hinterland milanese (pessima idea, e sono estremamente felice della nascita di numerosi comitati locali che protestano). Il fatto è che le multinazionali che investono in data center hanno ovviamente le risorse per finanziare queste strutture, e spesso propongono ai comuni attività e fondi di compensazione. Sanno di essere nel torto – anche in parte – e l’unica possibilità che gli resta è di rabbonire i comuni con fondi di cui altrimenti non disporrebbero. Facile, vero?

Purtroppo, però, non è così semplice. Il cambiamento climatico che colpisce il mondo, in ogni dove, ci sta chiedendo il conto. E trovo vergognoso che nessuno se ne preoccupi più di tanto. Noi nella pianura padana non ne siamo esenti, anzi. E mi chiedo come facciano tante madri e tanti padri, soprattutto di quelli che lavorano nella AI, a non pensarci.

Fonte ITA
https://www.hdblog.it/green/articoli/n664024/microsoft-emissioni-carbonio-ai-2025/
https://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2026/05/17/news/data_center_l_appello_della_sindaca_di_borgarello_rispettate_i_territori-15625690/

AI

Ai computer non dovremmo delegare la saggezza

Tutte le tecnologie che cadono sotto il grande cappello denominato AI sono sicuramente tecnologie interessanti e molto potenti, che come è già accaduto in passato non faranno altro che spostare un po’ più in là le nostre possibilità. Eppure tutto questo mi interessa fino ad un certo punto.

Perchè quando una tecnologia minaccia il clima, scatena potenziali disoccupazioni, è il principale colpevole di video fake, ci fa stare sempre di più incollati agli schermi, allora è soprattutto una questione etica.

Quello che vi propongo oggi è quindi un estratto dal capitolo 7 “Credi che ci sia speranza dopo l’hype?”, dal libro “L’inganno dell’intelligenza artificiale”, di Emily M. Bender & Alex Hanna. L’estratto che vi riporto – e che ho trovato molto interessante – arriva a sua volta da un intervento di Weizenbaum.

I computer possono prendere decisioni giuridiche, e formulare giudizi psichiatrici. Essi sanno lanciare la moneta in modo più sofisticato di quanto non possa anche il più paziente tra gli esseri umani. Il punto è che questi compiti non devono essere loro affidati. Può anche darsi che in certi casi sappiano arrivare a decisioni “corrette”; ma sempre e necessariamente su basi che nessun essere umano dovrebbe accettare.
Ci sono molti stati molti dibattiti su “Il computer e la mente”. La mia conclusione qui è che le questioni pertinenti a questo tema non sono mai tecnologiche nè matematiche: sono etiche. E non possono essere risolte ponendo domande che incominciamo con “Può…?”. I limiti di applicabilità dei computer possono in definitiva essere stabiliti soltanto a base di “Si deve…?”. La più elementare regola che emerge è che, visto che non abbiamo alcun modo per rendere saggi i computer, non dobbiamo dar loro compiti che richiedano saggezza”.

Fonti per questo post
Libro: https://www.amazon.it/Linganno-dellintelligenza-artificiale-resistere-costruire-ebook/dp/B0GPQ992MB
Joseph Weizenbaum: https://it.wikipedia.org/wiki/Joseph_Weizenbaum

AI

Basta data center in Nord Europa

Spoiler: dovremmo farlo anche qui da noi, in Pianura Padana. Con le temperature e la qualità dell’aria che abbiamo, ci manca solo di tappezzare il nostro territorio di data center. Lo sapete che è già stato misurato che un singolo datacenter è in grado di innalzare la temperatura di 2°C, a volte anche di 9°C?

Detto questo, in Nord Europa stanno già dicendo basta. In Danimarca il picco si aggirava intorno ai 7GW. Si sta andando verso un potenziamento della rete elettrica per arrivare fino a 60GW, con i data center dedicati alla AI che ne impegneranno ben 14.

Non è questione di essere contrario all’intelligenza artificiale. Semplicemente mi sembrava di aver capito che stessa nascendo una certa consapevolezza nei confronti della situazione critica del nostro ambiente, del riscaldamento e del cambiamento climatico. Evidentemente mi stavo sbagliando.

Fonte ITA
https://www.hwupgrade.it/news/server-workstation/stop-improvviso-ai-datacenter-cosa-sta-succedendo-davvero-nel-nord-europa_153150.html

Fonte ENG
https://www.cnbc.com/2026/05/04/denmark-data-centers-moratorium-grid-pause-power-demand.html

AI

Starbucks spegne l’IA che doveva contare latte e scorte

Qualche spunto qua e là, ma vi raccomando di leggere l’articolo completo, è divertente.

Starbucks ha provato ad utilizzare negli USA l’AI per gestire l’inventario.
Esperimento fallito dopo 9 mesi.

Sbagliava a gestire gli ingredienti: confondeva tipi di latte, li contava male o non li rilevava.

La promessa iniziale era che Starbucks avrebbe voluto utilizzare il suo sistema di AI (tablet, fotocamere, sensori LiDAR per scansionare scaffali e celle frigo) presso 11.000 punti vendita. Ovviamente tutto naufragato.

Cito direttamente dall’articolo: “Il caso Starbucks mostra un limite dell’intelligenza artificiale: nei negozi fisici la tecnologia incontra imprevisti e disordine che non ha mai conosciuto in ambienti simulati. Anche un piccolo dettaglio può bastare a mandare in crisi un sistema che sulla carta dovrebbe semplificare tutto”. Sono d’accordo, ma voglio aggiungere una cosa importante a cui credo profondamente. Tutto il nostro mondo reale è un grande “negozio fisico”. Tutto il nostro mondo reale è analogico, caotico, disordinato, confuso, imprevedibile…pieni di piccoli dettagli che – non c’è alcuna ombra di dubbio – mancano in crisi qualsiasi sistema di AI. Non è questione di se, ma di quando.

Fonte ITA
https://www.repubblica.it/tecnologia/2026/05/22/news/starbucks-ritira-ia-inventario-425363891/

AI

Davvero gli sviluppatori non servono più?

La versione breve è: quando sentite che un’azienda sta licenziando migliaia e migliaia di sviluppatori, non è perchè non servono più. Semplicemente stanno alleggerendo il loro budget per reindirizzarlo verso – indovinate un po’ – investimenti per il mondo dell’AI. Piccola scommessa, che potrei anche perdere: torneranno tutte indietro, è una storia molto simile a quell’adozione di Linux nelle aziende di PA. Quante volte abbiamo letto che il tal paese desiderava abbandonare Microsoft/Windows per passare verso qualcosa di gratuito, salvo poi tornare sui loro passi?

Non solo, aggiungo. Per tutta la vita mi sono sentito dire che uno sviluppatore non scrive solo codice, ma è molto molto di più. Oggi siccome all’AI viene attribuita la capacità di scrivere del codice, viene considerata alla stregua di uno sviluppatore, e che può tranquillamente sostituirlo. Ovviamente falso, esiste già una lunga storia di casi in cui sto approccio sta portando al naufragio (un esempio fra tanti).

Fonte ITA
https://www.tomshw.it/business/intelligenza-artificiale-sviluppatori-dati-assunzioni-resilienza

Fonte ENG
https://techcrunch.com/2026/06/24/ai-was-supposed-to-kill-engineering-jobs-but-new-data-suggests-theyre-the-most-resilient/

AI

Sempre più spesso troviamo allucinazioni nella AI

L’essere umano si ammala, è nella sua natura farlo. Fa parte dell’evoluzione, mi verrebbe da dire.
Allo stesso modo il fatto che l’AI spari allucinazioni, sempre più spesso, non dovrebbe sorprendere. Fa parte della sua natura, è parte del problema, è una cosa strutturale, finchè la tecnologia alla base della AI è quella degli LLM.

Detto questo, è stato rilevato che la nuova versione del modello DeepSeek-R1 allucina 4 volte più spesso rispetto alla versione precedente. Dalle analisi che sono state fatte, sembra che DeepSeek-R1 cerchi di aiutare l’utente estrapolando o correlando informazioni non presenti nel modello originale, ed in questi frangenti è ovvio che la capacità di “ragionamento” dell’intelligenza artificiale non dia proprio il meglio di sé.

Questo grosso problema può essere affrontato in molti modi, ovviamente. Chi sviluppa l’AI – in questo caso parliamo del laboratorio cinese DeepSeek – è una questione estremamente complessa da risolvere, a tratti persino filosofica. Per tutti gli altri, noi comuni mortali che l’AI la sfruttiamo in qualche modo, la cosa ha dei risvolti pratici piuttosto impattanti, dipendentemente dallo scenario d’uso: guida autonoma, automazione di scrittura del codice, generazione di articoli/testi/video, e così via.

Cosa accade se non riusciamo a rilevare l’allucinazione?

Fonte ITA
https://it.finance.yahoo.com/notizie/deepseek-r1-genera-allucinazioni-4-200307391.html

AI

Cambiamento climatico e consumi energetici

Siamo tutti bravi a lamentarci delle settimane di caldo torrido che ormai ogni anno raggiunge il nostro Paese. Posso anche capire la lamentela, la frustrazione o il senso di impotenza di fronte al cambiamento climatico. Però mi sfugge una cosa. Quando andiamo ad acquistare un elettrodomestico, uno dei parametri che andiamo a considerare è l’efficenza energetica. Quindi ecco il frigorifero A+++. Idem per il televisore del salotto. Senza contare l’auto di famiglia nuova, dove sempre più spesso scegliamo una delle forme di ibrido disponibili per ogni fascia di prezzo.

E nessuno – giustamente – vuole più un’auto diesel o una vecchia lavatrice/lavastoviglie.
Non capisco perchè questo principio viene completato ignorato quando parliamo di AI. Nel 2024 i data center in giro per il mondo hanno consumato l’1,5% del consumo globale, ed ovviamente cresce sempre di più. Nell’anno in corso, 2026, il consumo è stimato intorno ai 1050 terawattora. “Se tutte le infrastrutture fossero una nazione, sarebbero al quinto posto al mondo per assorbimento di energia“. Tratto dal libro “L’inganno dell’intelligenza artificiale”: c’è una richiesta talmente alta di data center che si prevede che nel 2034 il loro consumo di energia globale raggiungerà i 1.580 terawattora, cioè quanto l’India, il paese attualmente più popolato del mondo.

Basterebbe questo per farci riflettere un po’ di più. Ogni tecnologia comporta dei costi energetici, è sempre stato così, ci mancherebbe. Anche la scheda video contenuta in ogni PC desktop consuma un botto, ma quella almeno è una scelta personale. E probabilmente nella maggior parte dei casi parliamo di utilizzi di AI elementari: rispondere a domande, piuttosto che generare testi, video e news fake. E raramente come in questo periodo si assiste ad una spinta a 360° (politica, società, mondo dell’imprenditoria, management societari, colleghi) per l’adozione di una tecnologia che per sua natura è incredibilmente nata senza assolutamente prendere in considerazione la sostenibilità ambientale. Ogni volta che scelgo di non scrivere un prompt, o scelgo di non usare un’AI agentica per risolvere un problema, salvo un pezzo di ambiente, esattamente come quando faccio la raccolta differenziata, o scelgo di usare un bicchiere di carta piuttosto che quello in plastica, o scelgo di viaggiare in treno piuttosto che in auto.

Fonte ITA
https://www.linkiesta.it/2026/04/intelligenza-artificiale-limiti-energia-data-center-costi-chip/

AI

Tokenpocalypse

Cosa significa Tokenpocalypse?
“Rapido e inaspettato esaurimento dei budget aziendali destinati all’Intelligenza Artificiale”

All’inizio le aziende ci spingevano ad utilizzare strumenti di AI per ottimizzare il nostro lavoro. Poi ce le hanno impostate come obiettivi aziendali annuali. Quando l’AI non apporta sufficienti benefici, ci viene detto che qualcuno sbaglia, che i processi di lavoro non si sono adeguati in modo coerente, in modo tale da integrare l’AI nella routine lavorativa quotidiana. In realtà ci sono molte, moltissime storie di aziende in cui l’AI sta faticando ad integrarsi, ma questa è un’altra storia. Oggi si scopre che l’AI costa troppo, e che chiedere ai dipendenti di sfruttare l’intelligenza artificiale ad ogni livello forse è un po’ esagerato. Insomma, abbiamo inventato una nuova tecnologia che non è propriamente sostenibile (che forse è l’aspetto che mi sta più a cuore).

Qui sotto, come sempre, cerco sempre di riportare la fonte, sia in italiano che in inglese.

Fonte ITA
https://www.tomshw.it/business/tokenpocalypse-costi-intelligenza-artificiale-aziende

Fonte ENG
https://www.404media.co/the-tokenpocalypse-is-here-companies-are-scrambling-to-stop-spending-so-much-on-ai/