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Ogni obiettivo deve essere sempre ben preparato con cura

Qualche anno fa vi parlai di “Dalla Terra alla Luna”, una serie TV prodotta da HBO e da Tom Hanks che parla degli anni della corsa alla Luna. Ve ne ho parlato, dicevo, qua sul mio blog nell’ormai lontano 2008, e precisamente nei giorni che vanno dal 23 al 28 Febbraio. I DVD sono 5, e contengono tutta una serie di episodi che raccontano tutte le vicende della Nasa, degli astronauti, dei familiari, di tutti gli scienziati che hanno lavorato dietro le quinte, e via dicendo.

Il primo episodio in assoluto si intitola “Possiamo farcela?”, ed è uno di quelli che preferisco. Questo episodio mi viene in mente un sacco di volte, non so nemmeno io esattamente il perchè. Lo scenario è il seguente. L’Unione Sovietica è in vantaggio sugli USA, ha appena mandato Gagarin nello spazio e sembra essere lanciata senza alcuna ombra di dubbio verso la conquista del nostro satellite. Kennedy promuove la corsa allo spazio e promette che entro un decennio un uomo camminerà sulla superficie lunare. Viene avviato il programma Mercury, poi il programma Gemini, che mirano prima a raggiungere, poi a superare, l’URSS. Un obiettivo ambizioso, quasi impossibile, al punto che i vari capoccioni della NASA si chiedono se davvero sia possibile. Se possono farcela, appunto. Sappiamo tutti come è andata la storia, ovviamente, a meno che non siate fra quelli che credono che l’uomo non sia mai andato davvero sulla Luna. C’è un punto particolare dell’episodio rappresentativo del fatto che qualsiasi cosa può essere raggiunta, se preparata a dovere, nonostante all’inizio possa sembrare complicata, assurda, costosa e fuori portata. E’ un meeting interno della NASA (lo trovate alla fine dell’episodio sul 1°DVD, alla posizione 54min 22sec), che illustra il piano delle missioni, missioni che ovviamente devono essere analizzate, studiate, preparate e portate a termine, dalla più semplice alla più difficile, per raggiungere infine l’obiettivo finale.

Vi riporto le testuali parole tratte dall’episodio, che mi sono trascritto in Evernote il 6 gennaio 2014 (l’Epifania!), proprio pensando al giorno in cui avrei scritto questo post. Chi parla è un responsabile, che illustra ad un gruppo di astronauti (The New Nine) come dovrà procedere il loro lavoro nel corso dei mesi e degli anni successivi.

“Owen Maynard e la Divisione Operazioni Missione hanno preparato un piano per la serie di voli Apollo che ci porteranno a sbarcare sulla Luna.
Ogni missione avrà una lettera.
Le missioni A e B saranno test senza equipaggio.
La missione C sarà il primo volo con equipaggio umano dei moduli di comando e di servizio.
La missione D sarà il primo volo combinato dei moduli di comando lunare in un’orbita terrestre bassa per collaudarli.
La missione E farà lo stesso in un’orbita terrestre alta per le procedure di rientro.
La missione F arriverà fino all’orbita lunare con il LEM, ma senza sbarcare.
Lo sbarco sarà l’obiettivo di chi sarà assegnato alla prima missione G.

Ora: ognuna di queste missioni deve essere completata con successo prima che si possa passare alla missione seguente.
Se abbiamo problemi con il radar per rendez-vouz, o con gli zaini di sopravvivenza, o con il modulo di ritorno, passeremo alla missione D1, o D2, o persino D3, prima di tentare la missione E.”

Questo stralcio è la dimostrazione che un obiettivo difficile, apparentemente irraggiungibile, può essere raggiunto. Bisogna predisporre tanti piccoli passi più semplici. Ma c’è bisogno di tempo e risorse e preparazione. Non è una cosa che si può fare in pochi giorni, ma ci vuole sempre del tempo per studiare un piano che lentamente ci porti dove vogliamo arrivare. Ed hai soprattutto bisogno di una squadra con le giuste competenze.

Se viene proposto un obiettivo ad un team impreparato, tale obiettivo sembrerà impossibile, ed alla fine lo sarà davvero. Sono dell’idea che se proponi ad un team un compito decisamente fuori portata, esso reagirà solo con lo sconforto (o almeno, così reagisco io).


(“parlo sul serio adesso: qualcuno vuole il mio posto?”)

Non c’è nulla di male a dire “facciamo X compiti entro la data xyz”, ma se quei compiti non sono mai stati affrontati da quelle persone, la questione si fa davvero ardua. Ogni cosa, come ci insegna la NASA, deve essere affrontata a piccoli passi. Che poi, non è nulla di nuovo, ma è la solita buona vecchia analisi in stile top-down. Non puoi chiedermi di giocare contro il Barcellona se l’ultima volta che ho toccato un pallone da calcio avevo 12 anni. Non puoi chiedermi di portare a termine qualcosa, quando i miei impegni attuali me non lo consentono. Personalmente non lo trovo molto stimolante, anzi: siccome il mio lavoro lo conosco e lo so fare, riesco fin da subito a capire se ce la farò oppure no. Una volta lessi un articolo su un giornale di medicina sportiva, secondo il quale devi puntare ad un obiettivo ovviamente al di là delle tue capacità attuali per poterti migliorare. Ma senza sbroccare troppo. Devi, diciamo, puntare al 100% + X% delle tue potenzialità di oggi, per andare sempre oltre, per migliorare te stesso, la tua efficienza ed il tuo lavoro. Ma non devi mai andare al di là di un certo valore X, altrimenti si accumula stress e tensione nervosa.

Nessuno di noi è nato con un righello per misurare il grado di difficoltà di un particolare compito, e forse questa è la parte più difficile del nostro lavoro (è per questo che evito sempre di stimare tempi, per esempio – il più delle volte la differenza tra finire un lavoro in una settimana o in due mesi dipende da una domanda la cui risposta è booleana, ma nessuno la conosce). Ma se c’è una cosa che non mi piace, è “sparare alto” per ottenere la metà (o il giusto?), un po’ come accade quando devi chiedere il rimborso all’assicurazione dopo un furto. Io parlo per me, almeno. Se mi chiedi una cosa che io percepisco come assurda, mi chiudo a riccio ed oppongo resistenza. Se mi chiedi una cosa che ritengo giusta, stai pur tranquillo che te la porto a termine.

E ricordate: per poter andare sulla Luna, è necessario prima imparare ad andare in orbita.

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Igor Damiani

La sua passione per l'informatica nasce nella prima metà degli anni '80, quando suo padre acquistò un Texas Instruments TI-99. Da allora ha continuato a seguire l'evoluzione sia hardware che software avvenuta nel corso degli anni. E' un utente, un videogiocatore ed uno sviluppatore software a tempo pieno. Igor ha lavorato e lavora anche oggi con le più moderne tecnologie Microsoft per lo sviluppo di applicazioni: .NET Framework, XAML, Universal Windows Platform, su diverse piattaforme, tra cui spiccano Windows 10 piattaforme mobile. Numerose sono le app che Igor ha creato e pubblicato sul marketplace sotto il nome VivendoByte, suo personale marchio di fabbrica. Adora mantenere i contatti attraverso Twitter e soprattutto attraverso gli eventi delle community .NET.

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