mag 4 / Igor Damiani

[OneNote.3] Blocchi appunti e file system

In questo post, come premesso da quello precedente, andiamo ad esaminare un pizzico di “dietro le quinte” di Microsoft OneNote. Cerchiamo infatti di comprendere meglio come OneNote organizza a livello di file system i nostri blocchi appunti, allo scopo di capire sostanzialmente:

  • cosa devo backuppare quando ho un blocco appunti salvato in locale e non sul cloud?
  • quando ho un blocco appunti sul cloud, cosa rimane sul mio PC?

Andiamo ad esaminare entrambi i casi.

Microsoft OneNote ed un blocco appunti salvato in locale
Questo è un punto importante da ricordare. Non è detto infatti che un blocco appunti sia automaticamente sincronizzato su tutti i nostri device. Solitamente è la scelta migliore, e quella che OneNote propone di default all’atto della creazione di un nuovo blocco appunti. Quello che è possibile fare è creare un blocco appunti, ad esempio sul desktop, salvato in locale sul PC e senza alcuna funzione di sincronizzazione. Seguiamo i seguenti passi:

  1. Apriamo OneNote 2013, andiamo sul menù File e poi su New
  2. OneNote ci propone diverse posizione in cui andare a salvare il nuovo blocco appunti. Selezioniamo Computer, clicchiamo su Create a different folder
  3. Navighiamo fino alla cartella Desktop del nostro PC
  4. Nella casella Notebook Name indichiamo il nome che vogliamo assegnare, ad esempio “Appunti sul mio PC”
  5. Clicchiamo sul pulsante Create per completare la procedura

Cosa è accaduto sul nostro file system? Diamo un’occhiata.

Sul nostro Desktop è stata creata una cartella denominata “Appunti sul mio PC”, corrispondente al nostro blocco appunti. Se entriamo nella cartella, ci sono due file:

  • New Section 1.one (corrispondente alla sezione predefinita che OneNote in un nuovo blocco appunti)
  • Open Notebook.onetc2 (file di tipo Microsoft OneNote Table Of Contents)

Se in OneNote rinominiamo una sezione, oppure creiamo sezioni nuove, vediamo come i file contenuti in questa cartella reagiscono di conseguenza. Ciascuna sezione è quindi contenuta in un file .one dedicato. Sia i file .one che i file .onetc2 sono binari, non hanno un formato open, e quindi non possiamo farci nulla di particolare.

Possiamo spostare la posizione di un blocco appunti, come abbiamo spiegato nel post precedente. Basta aprire il menù contestuale del blocco appunti, cliccare su Properties e poi cliccare sul pulsante Change Location dalla finestra di dialogo che appare. Questa tecnica di spostamento di un blocco appunti permette di posizionarla su OneDrive in un secondo momento.

OneNote, quindi, permette di salvare un intero blocco appunti in locale, senza alcuna funzione di sincronizzazione degli appunti stessi. I file sono salvati sul disco locale del PC in uso, ma non c’è alcuna funzione che effettua il sync sul cloud, e quindi non c’è alcun backup, e quindi eventuali nostri device (altri PC Windows, o smartphone/tablet di ogni tipo) non possono accedere ai nostri dati. Mi sento di sconsigliarvi questa strada, a meno che non abbiate buone ragioni per farlo.

Per riportare OneNote allo stato iniziale, basta chiudere il blocco appunti (sempre dal menù contestuale) e cancellare la cartella “Appunti sul mio PC” che avete sul Desktop.

Microsoft OneNote ed un blocco appunti salvato su OneDrive
Le cose sono un pochino diverse quando create il blocco appunti su OneDrive.

cloud

Andiamo su File, poi su New e selezioniamo ad esempio OneDrive – Personal. L’elenco delle posizioni proposte da OneNote potrebbero variare in base al vostro utente: se siete un utente Office 365 – ad esempio – vedete comparire anche il vostro spazio OneDrive aziendale. Inseriamo un nome per il blocco appunti (“Appunti sul cloud” nel mio esempio qui sopra) e poi clicchiamo su Create Notebook.

Cosa è accaduto a livello di file system?

Se aprite la cartella OneDrive sul vostro PC, entrate nella cartella Documenti e vedrete un file che in realtà è un collegamento Internet. Ad esempio, nel mio caso tale file è:

onedrive

Per ogni blocco appunti che avete deciso di salvare su OneDrive, in questa cartella avete il file corrispondente. Questo file in realtà non è nient’altro che un semplice collegamento. Se fate doppio-click sul file, verrà aperto il browser di sistema con l’applicazione Microsoft OneNote Online. Sul vostro PC, sostanzialmente, non è salvato nulla di nulla. Tutto è davvero salvato su OneDrive.

Se andate sul vostro spazio OneDrive (via browser, via app, o via quello che volete voi), vedrete che all’interno della cartella Documenti c’è un file chiamato esattamente come il vostro blocco appunti. Ancora una volta, se ci cliccate sopra, non fate nient’altro che accedere ai vostri appunti con OneNote Online.

files_onedrive

Quello che accade, insomma, è che l’applicazione OneNote che avete installato sul PC accede al blocco appunti tramite il file di collegamento evidenziato prima, e nulla è salvato in locale.

Rimuovere un blocco appunti salvato su OneDrive richiede passaggi diversi:

  1. Chiudere il blocco appunti da OneNote dal menù contestuale
  2. Cancellazione manuale del file di collegamento dalla cartella di OneDrive
  3. Cancellazione manuale del file di dati vero e proprio su OneDrive

Va da sè quindi che ogni volta che effettuate una modifica in un blocco appunti, questo viene automaticamente sincronizzato sul cloud, quindi tutti i dati vengono resi disponibili sugli altri device, ovviamente che accedono con lo stesso Microsoft Account. Strada decisamente migliore rispetto a quella solo locale descritta nel paragrafo precedente.

Conclusioni
Anche per oggi possiamo fermarci. Rispetto ai post precedenti, siamo andati un po’ più sul tecnico, per capire ed esaminare come OneNote salva i nostri blocchi appunti, sia in locale che su OneDrive. Tutto questo per capire i file coinvolti, come gestirli, di quali fare eventualmente il backup, etc. etc.

Dal prossimo post riprenderemo invece l’analisi delle feature da un punto di vista utente, sicuramente contenuti più interessanti per chi vuole utilizzare in modo proficuo Microsoft OneNote.

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mag 2 / Igor Damiani

[OneNote.2] Gestione dei blocchi appunti

Nel post precedente abbiamo introdotto l’argomento Microsoft OneNote. Adesso proseguiamo esaminando due cose interessanti: le opzioni di OneNote (molto simili a quelle più generali di Office) e la gestione dei blocchi appunti.

Opzioni di Microsoft OneNote
Come ogni software che si rispetti, anche OneNote ha tutta una serie di opzioni per poterne controllare il comportamento, ed in qualche misura anche l’interfaccia utente. Per raggiungere la schermata delle opzioni, è sufficiente andare sotto il menù File e cliccare su Options. Dalla finestra di dialogo è possibile impostare un po’ di cose interessanti:

  • posizione dell’elenco delle pagine (di default sono a destra, ma è possibile posizionarle a sinistra)
  • vocabolario ed auto-correzioni dei test
  • posizione delle cartelle gestite da OneNote (cartella per il backup, e la posizione predefinita dei nuovi blocchi appunti)
  • periferiche per la registrazione di audio & video (in una pagina OneNote è possibile inserire contenuti multimediali)
  • altre opzioni riguardanti: liste numerate e non numerate, creazione e gestione dei link, riconoscimento del testo nelle immagini, calcolo delle espressioni matematiche, creazione di nuove pagine con righe preimpostate stile quaderno scolastico, etc. etc.

Ci sono tutti gli elementi per configurare OneNote secondo i propri desideri.

Gestione delle sezioni di OneNone
Abbiamo visto nel post precedente che un blocco appunti di OneNote è suddiviso in un certo numero di sezioni. Nell’immagine riportata qui sotto, per esempio, vediamo come il blocco appunti denominato “Appunti Personali” sia composto dalle sezioni:

onedrive

  • Da pagare
  • Cose da fare
  • Auto
  • Trasferta Modena

Notate la freccina accanto al nome “Appunti Personali”? Con questa freccina posso espandere o collassare la visualizzazione dell’elenco delle sezioni. Posso cambiare l’ordine delle sezioni con una semplice operazione di drag’n’drop, e posso farlo anche dalla visualizzazione orizzontale delle sezioni che abbiamo evidenziato nel post precedente.

Aprendo il menù contestuale sugli Appunti Personali posso effettuare un certo numero piuttosto interessante di operazioni:

  • Sync This Notebook Now. Scatena immediatamente la sincronizzazione del blocco appunti su OneDrive, in modo tale che gli altri device possano accedere agli stessi contenuti aggiornati. Come comportamento predefinito, la sincronizzazione parte automaticamente quando ci si sposta da un elemento all’altro (dove elemento sta per pagina, sezione e blocco appunti). Quando la sincronizzazione è in corso, accanto al nome del blocco appunti compare un’icona di aggiornamento
  • Notebook Sync Status. Apre una finestra di dialogo dove è possibile controllare e gestire meglio la fase di sincronizzazione di ciascun blocco appunti. La utilizzo poco perchè spesso il sync di default funziona già perfettamente, e non ho bisogno di strumenti particolari più avanzati.

sync

  • Share This Notebook. Apre la dialog raggiungibile anche da File –> Share. Essa vi consente di condividere il vostro blocco appunti via mail a qualche altro utente. A ciascuno di questi utenti potete assegnare permessi diversi: sola-lettura o anche modifica. Se avete attivato un meeting online

share

  • Copy Link to Notebook. Molto semplicemente, vi copia negli appunti di Windows l’indirizzo Web completo che potete utilizzare per aprire lo stesso blocco appunti dal Web. L’indirizzo Web usa il protocollo https, e non qualcosa di “personalizzato” nel mondo Microsoft, quindi è pienamente compatibile con Edge, Internet Explorer, Chrome, FireFox, Safari, etc.
  • Move Up e Move Down. Semplici opzioni che vi permettono di cambiare l’ordine dei blocchi appunti. Operazione tranquillamente fattibile anche con il drag’n’drop, decisamente più veloce ed intuitivo.
  • Notebook Recycle Bin. Ogni volta che cancellate un contenuto all’interno di un blocco appunti (esempio: una pagina) esso non viene davvero cancellato, ma finisce nel cestino di quel particolare blocco appunti. Questo comporta il fatto che potete recuperare quel contenuto, magari cancellato per sbaglio. Questo vale solo per le pagine, come abbiamo già detto, ma non per i singoli contenuti che vengono eliminati dalle pagine (mi riferisco a testo, immagini e quant’altro). Una volta entrati nel cestino, è possibile uscirne cliccando sulla freccina in alto a sinistra.

image

  • Properties. Semplice finestra di dialogo che mostra un po’ di informazioni sul nostro blocco appunti. E’ possibile rinominarlo oppure cambiare il colore con il quale il blocco appunti viene evidenziato, E’ possibile cambiare la posizione fisica del blocco appunti (molto utile quando creo un blocco appunti in locale sul mio PC e lo voglio trasferire su OneDrive solo in un secondo momento)
  • Close This Notebook. Chiude il blocco appunti facendolo sparire dall’interfaccia utente. Esso non viene cancellato fisicamente dal disco, perciò è possibile tornare per riaprirlo e continuare a lavorarci su.

Queste sono le opzioni raggiungibili dal menù contestuale associato al singolo blocco appunti.

Anche per questa volta possiamo fermarci qui. La prossima volta parleremo di un “dietro le quinte” di Microsoft OneNote: vedremo cosa accade sul nostro file system di Windows quando aggiungiamo un nuovo blocco appunti o una nuova sezione (anche con lo scopo di poterne fare il backup, per esempio). E vedremo anche le differenze tra un salvataggio di un blocco appunti in locale sul nostro PC ed un salvataggio su OneDrive.

Alla prossima!!!

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mag 2 / Igor Damiani

[OneNote.1] Che cos’è e cosa fa

Introduzione
Microsoft OneNote è uno di quei prodotti Microsoft che mi sono sempre ritrovato installato a seguito dell’installazione di Microsoft Office, ma che ho sempre ignorato e di conseguenza usato poco. Ultimamente per motivi lavorativi mi sono ritrovato ad avviarlo un po’ più spesso, e quindi ho deciso di guardarmelo per bene e capire pro & contro rispetto a strumenti analoghi.

Cominciamo con il dire – per chi non lo conoscesse – che OneNote è un blocco appunti digitale, che ci permette di scrivere qualsiasi cosa, ed ovviamente di sincronizzarla con tutti i nostri device Windows e non solo. I blocchi appunti possono contenere testo, audio, video, immagini, link, tabelle, fogli elettronici Excel, equazioni, simboli, quasiasi contenuto inserito tramite penna, schermate prese dal Web o dal proprio PC, etc. etc. E’ una sorta di Evernote all’ennesima potenza, insomma. Prima di procedere oltre, ricordo che OneNote è:

  • è gratuito (maggiori info qui)
  • disponibile sotto Windows 7, Windows 8, Windows 8.1 ed ovviamente sul prossimo Windows 10
  • gira sia come applicazione desktop, sia come app scaricata dallo store
  • è anche disponibile sotto Windows Phone, Android, iOS, Mac, device Amazon o Chromebook
  • è fruibile direttamente anche da Web, quindi senza installare assolutamente nulla

Insomma, quasiasi device voi abbiate (anche un browser), OneNote c’è!

Struttura di base di un blocco appunti OneNote
Uno dei motivi per cui non ho mai utilizzato OneNote fino a poco tempo è la sua struttura per certi versi più complessa rispetto ad altri strumenti di “appunti digitali condivisi” (in primis Evernote).

La prima cosa da capire è come OneNote struttura il proprio blocco appunti.
Prendete in considerazione l’immagine seguente:

onenote_archive

Quello che vedete qui sopra è un cassetto. Quando si apre il cassetto, vengono rese disponibili un certo numero di sezioni (Active File, School, Medical, Auto, etc.). In ciascuna di queste sezioni posso infilare ulteriori contenuti: lettere, scontrini, appunti, fogli A4 stampati, fotografie, etc.

Concettualmente parlando, la stessa cosa si verifica con un organizer di questo tipo:

onenote_archive_2

Qui il design è un po’ più ricercato e moderno rispetto al precedente, ma lo schema è lo stesso. Il raccoglitore si appende, ed ogni sezione è rappresentata dai raccoglitori colorati (giallo, arancio, viola, verde, azzurro, blu). All’interno di ogni sezione posso inserire ogni tipo di contenuto come quelli descritti prima.

OneNote implementa esattamente la stessa struttura, anche se in questo caso parliamo di appunti digitali (memorizzati volendo sul cloud), e quindi è tutto virtualmente infinito.

Vediamolo in pratica.

Creazione di un nuovo blocco appunti in OneNote 2013
Premetto che per la descrizione di questi passaggi mi baso sulla versione desktop di OneNote.

Una volta aperto OneNote, andiamo sotto il menù File e clicchiamo su New. OneNote ci chiede dove vogliamo creare il nostro nuovo blocco appunti. Possiamo salvare il blocco appunti in due posti:

  1. in qualche cartella sul nostro PC
  2. su OneDrive

La scelta (1) è possibile, ma onestamente piuttosto sconsigliabile. Uno dei vantaggi di OneNote è proprio quello di salvare sul cloud tutti i nostri appunti, per poterli condividere con gli altri, oppure per poterli sincronizzare con tutti i nostri device. Se li salviamo in C:\MieiAppunti questo meccanismo non esiste. Questa è un’altra grande differenza con Evernote, che invece ci dà la sincronizzazione by default (ma che d’altro canto ci richiede prima la creazione di un account, etc. etc.).

La scelta (2) è quella maggiormente utilizzata.

image

Indipendentemente dalla nostra scelta, OneNote ci chiede il nome del nostro blocco appunti. Clicchiamo sul bottone Create Notebook per procedere.

Una volta terminata la creazione, il blocco appunti è pronto per l’uso.

ui_onenote

Sul lato sinistro, OneNote evidenzia tutti i blocchi appunti che posso gestire. Essi sono:

  • Trainer
  • Appunti
  • Appunti Personali (quello che abbiamo appena creato)

Notare che accanto al nome “Appunti Personali” c’è un’icona di refresh/aggiornamento: abbiamo detto a OneNote di salvare il blocco appunti su OneDrive, e la sincronizzazione parte automaticamente.

Nella parte centrale possiamo navigare fra le varie sezioni del nostro blocco appunti:

ui_onenote_2

In questo caso io ho già creato delle sezioni denominate:

  • Da pagare
  • Cose da fare
  • Auto
  • Trasferta Modena

Posso ovviamente spostarmi da un’altra con un solo click, cancellare una sezione, oppure rinominarla, oppure cambiare l’ordine con cui compaiono. Posso naturalmente aggiungerne un’altra cliccando sul pulsante “+” presente sulla destra, dopo tutte le sezioni elencate.

Ogni sezione può contenere un numero infinito di pagine. Ad ogni pagina è virtualmente infinita, pertanto non siamo legati a formattare i contenuti su un foglio bianco di una certa dimensione (come accade in Microsoft Word ed in altri elaboratori di testi). Le pagine sono riportate sulla destra:

ui_onenote_3

Ogni pagina è indicata da un’etichetta, che ne identifica il contenuto. Nella sezione “Da pagare” del mio blocco appunti chiamato “Appunti Personali” ho quindi tre pagine:

  • Pagina 1
  • Pagina 2
  • Pagina 3

Anche in questo caso, posso aggiungere/cancellare/rinominare una pagina. Posso addirittura definire sottopagine, ovvero una pagina “annidata” dentro un’altra pagina, con un livello di indentazione virtualmente infinito. Posso copiare o spostare una pagina da un blocco appunti ad un altro.

Tecnicismo: La sincronia del blocco appunti non è necessaria

Prima ho accennato al fatto che OneNote può salvare e gestire un blocco appunti senza per forza attuare il meccanismo di sincronizzazione che ci si aspetta. Se il blocco appunti viene salvato su OneDrive, la sincronizzazione è immediata e non richiede alcuno sforzo. Se il blocco appunti viene salvato in locale in una cartella al di fuori di OneDrive, il blocco appunti rimane totalmente privato.

Questa scelta si ripercuote a livello di file system. Ne parleremo in un post futuro dedicato all’argomento. Quello che mi sento di consigliarvi caldamente è quello di salvare il blocco appunti su OneDrive, per attivare non solo la sincronia dei vostri contenuti, ma anche tutta una serie di feature più avanzate di condivisione.

Conclusioni
Per oggi possiamo terminare qui. Abbiamo cercato di fare le prime informazioni per utilizzare Microsoft OneNote, descrivendo la struttura del blocco appunti e come navigare al suo interno. Una volta compresa la struttura (che inizialmente confondeva anche me), il resto è molto più semplice e tutto diventa come bere un bicchiere d’acqua.

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mag 1 / Igor Damiani

Microsoft negli ultimi mesi & anni, e soprattutto dopo Build 2015

Facciamo il punto della situazione.

  • Il mio codice .NET gira su Windows e potrà girare sotto Linux e Mac OS (grazie al fatto che Microsoft sta facendo il porting del .NET Framework nelle altre piattaforme)
  • Chi sviluppa codice per iOS o Android potrà ricompilare le proprie applicazioni per farle girare sotto Windows 10 (esempio: Objective-C)
  • Windows 10 può girare su ogni tipo di hardware: pc desktop, notebook, ultrabook, smartphone, tablet, XBOX, Surface, HoloLens, device IoT
  • Le nuove Windows Universal App potranno girare su tutti i device Windows 10, senza alcun bisogno di ricompilare. Lo stesso binario nativamente gira ovunque.
  • Potrò interagire con Windows 10 con tastiera, mouse, touch, voce, penna
  • Ci sono nuove API per accedere a contatti, chiamate, appuntamenti, mail, SMS e dati utente
  • Visual Studio è l’IDE per eccellenza, sempre di più: posso scrivere codice desktop, web, cloud; posso compilare codice sorgente per iOS/Android verso il mondo Windows; posso debuggare da remoto su device Windows 10, di ogni tipo, XBOX compresa
  • Nei giorni scorsi Microsoft ha rilasciato Visual Studio 2015 Release Candidate (maggiori info qui)
  • Tanto tanto Azure; il cloud praticamente ci circonda
  • Microsoft ha rilasciato Visual Studio Code, ovvero un Visual Studio ridotto per Mac (supporta una vagonata incredibile di linguaggi, e supporta debugging ed Intellisense)
  • Cortana è un’assistente vocale, ma è molto di più; è sempre più intelligente e con Windows 10 sarà sempre più utile per portare a compimento operazioni “mixate” (comincio chiedendo qualcosa a Cortana con la voce, poi digito con la tastiera, poi ritorno alla voce, etc.)
  • Unity comincia il supporto a Microsoft HoloLens
  • Continuum, ovvero: il tuo smartphone Windows 10 diventa un PC Windows 10. Se collego una tastiera ed un mouse Bluetooth ad uno smartphone Windows 10, esso diventa a tutti gli effetti un PC Windows 10. Per far questo, c’è solo bisogno di avere Windows 10 sul telefono, senza bisogno di alcun hardware nuovo (su quest’ultimo punto si discute ancora, è un po’ controverso)
  • Lo store Windows 10 potrà accogliere non solo le nuove Universal App, ma anche le tradizionali applicazioni Windows desktop, le applicazioni Win32 & WPF, ed anche quelle per Android/iOS (ovviamente ricompilate per il mondo Windows). Conterrà anche musica & video.
  • Gli applicativi Office già oggi esistono sotto Windows, Android ed iOS
  • Voglio provare ed avere Microsoft HoloLens prima di morire. E’ un computer olografico. Non posso cercare di spiegarvi di cosa si tratta in forma scritta: guardate un po’ di video su YouTube su questo argomento
  • Microsoft Edge è il nuovo browser di casa Microsoft
  • Windows 10 supporta l’autenticazione biometrica (basta password, ma riconoscimento facciale, scansione della retina o delle impronte digitali). Tutto questo cade sotto il nome di Microsoft Hello.
  • Per il primo anno Windows 10 sarà un upgrade gratuito per chi arriva da Windows 7, Windows 8 e Windows 8.1
  • Microsoft è sempre più vicina al mondo Arduino, ormai vanno a braccetto (mondo dei maker e IoT)
  • Project Centennial: distribuzione di applicazioni Windows oltre il classico msi o l’installer ClickOnce. Interessato
  • “Microsoft research group is the biggest in the technology industry” (cit.)
  • “Wherever your code was born, you can bring it to Windows” (cit.)
  • Mi è stato fatto giustamente notare che Microsoft ha reintrodotto il menù Start, anche se chiaramente si tratta di un’evoluzione rispetto a quello di Windows 7: è molto più modern, contiene le tradizionali applicazioni desktop e le Universall app, può girare in full-screen per adeguare l’interfaccia ai tablet, e molto altro ancora

Ci sono stati così tanti cambiamenti nelle ultime 48 ore che mi gira la testa ancora adesso. Tanta, tanta carne al fuoco. Ma tanta davvero.

Non mi interessa il successo commerciale di tutto questo. Già le volte precedenti gli utenti Windows si sono dimostrati refrattari al cambiamento. Non mi interessa davvero. Sono un tecnico, e mi interessano solo le cose tecniche. Microsoft ha davvero imboccato una strada meravigliosa. Quando sento dire da qualcuno “Microsoft ha copiato questo o quello” ormai sorrido. Ha innovato più Microsoft negli ultimi anni che tutte le altre aziende ICT mondiali messe assieme. Ripeto: non mi interessa minimamente il successo commerciale di tutto questo. Mi interessano principalmente due cose: quanto viene stimolata la parte nerd di me con tutte queste innovazioni, e quanto andranno ad influenzare le mie competenze ed il mio lavoro nei prossimi anni.

Ci sarà da divertirsi.

P.S. : se mi sono dimenticato di qualcosa di importante, segnalatemelo che lo aggiungo in lista.

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apr 27 / Igor Damiani

Cancellare la cronologia delle proprie ricerche su Google

Questa sera scopro (lo so, sono ingenuo) che ogni volta che effettuate delle ricerche con Google, quest’ultimo le salva sui propri server per migliorare le sue ricerche interne, per proporvi risultati migliori, per mandarvi dello spam, per spiarvi, per conoscere meglio i vostri gusti, e chi ne ha più ne metta. Ho scoperto che è possibile gestire e cancellare tutta questa cronologia. Ovviamente il discorso vale se siete loggati con il vostro Google Account.

I passi sono i seguenti:

Fate login su http://www.google.com.

Raggiungete l’url https://history.google.com/history.

Cliccate sull’icona in alto a destra:

image

Cliccate su Rimuovi elementi e selezionate una delle voci:

image

Ad esempio, la voce “tutto”. Poi cliccate sul pulsante Rimuovi ed il gioco è fatto!

Maggiori informazioni a questo indirizzo.

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apr 25 / Igor Damiani

Parse.com : piattaforma cloud per desktop e mobile

La settimana scorsa ho tenuto un corso su Windows Presentation Foundation e MVVM e come spesso mi capita, nei tempi morti (a pranzo, oppure davanti alla macchinetta del caffè) si continua a chiaccherare di tecnologia con i partecipanti del corso stesso. E’ in una di queste chiaccherate che sono venuto a conoscenza di Parse.com, una piattaforma cloud che in pochi passaggi vi permette di avere un database documentale a vostra completa disposizione. E non solo questo, dal momento che potete usufruire di una serie di servizi come le push notification in ambito mobile, data analytics e così via. Data la scarsità del tempo che ho a disposizione in questi giorni, ho avuto poco tempo per studiare la piattaforma, ma secondo me è interessante, perchè vi toglie le preoccupazioni della gestione di un vostro server, o di altre tematiche come performance o scalabilità: parliamo di cloud puro, insomma. I punti di forza di Parse.com secondo me sono la gratuità del servizio (almeno fino a quando non avete bisogno di salire di qualità o di quantità di dati – visitate questa pagina per avere il pricing), ed il fatto che è multi-piattaforma (ci sono SDK e sample code per .NET, iOS, Android, Javascript, PHP e via dicendo).

Dal punto di vista tecnico – che sto un po’ studiando questa mattina – le cose sono molto semplici. Una volta registrati, si ottengono i soliti parametri Application ID e Client Key, da inserire nel codice della vostra applicazione.

ParseClient.Initialize("appKey", "secretKey");

Ovviamente trovate tranquillamente la libreria su NuGet:

nuget

 

Tutta la logica di caricamento & salvataggio delle vostre entity passa attraverso l’utilizzo della classe ParseObject. Quindi quello che dovete fare è trasformare le vostre entity di dominio (aggregate in ottica DDD, per capirci) in oggetti ParseObject, che dietro le quinte non sono nient’altro che Dictionary<string, object>. Ad esempio:

public async Task<string> SalvaAutomobileAsync(Automobile automobile)
{
    string className = automobile.GetType().Name;
    ParseObject obj = new ParseObject(className);
    obj["Marca"] = automobile.Marca;
    obj["Modello"] = automobile.Modello;
    obj["Cilindrata"] = automobile.Cilindrata;
    await obj.SaveAsync();

    return obj.ObjectId;
}

E’ solo codice di esempio, chiaramente, giusto per capire come funzionano le cose.

Parse.com vi mette a disposizione una dashboard online per visualizzare le entity salvate (che vengono salvate in formato serializzato usando JSON) e per compiere tutta una serie di operazioni, che per ora ho trascurato e che prenderò in considerazione solo se finiranno per servirmi (mi riferisco a Cloud Code per schedulare dei job, oppure a App Configuration per salvare sul cloud le impostazioni della vostra applicazione, e via dicendo).

Insomma, Parse.com è un’alternativa come tante, uno strumento a disposizione di noi dev, per cui vale sempre la pena di darci un’occhiata per capire pro & contro.

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apr 18 / Igor Damiani

Faculty Training: Microsoft e Scuola

Faculty Training è un’iniziativa di Microsoft che mette in comunicazione due mondi solitamente un po’ distanti fra loro: quello dell’insegnamento con quello della tecnologia. Al primo mondo appartengono professori, insegnanti e presidi delle nostre scuole italiane, mentre al secondo mondo appartiene Microsoft. Faculty Training prevede una serie di incontri formativi in diverse date nelle città di Milano e Roma, incentrati sulle tecnologie hardware & software che Microsoft mette a disposizione per il mondo della scuola. Si parla di Office 365, di OneDrive, di Sharepoint e di molto altro ancora.

Perchè parlare di Faculty Training qui sul mio blog? Ve ne parlo perchè sono molto orgoglioso di far parte di questa iniziativa e del team che organizza e tiene questi incontri. Il tutto è nato sotto la collaborazione tra Brain-Sys, OverNet ed ovviamente Microsoft, collaborazione molto stimolante sotto tantissimi punti di vista, sia dal punto di vista personale che professionale. Io, ovviamente insieme a Gabriele, abbiamo già partecipato alle prime due date (tenutesi il 31 Marzo a Milano e lo scorso 13 Aprile a Roma – in ambedue i casi nelle corrispondenti sedi Microsoft). Ci siamo impegnati molto per preparare le nostre sessioni nel migliore dei modi, ed i risultati sono stati sorprendenti e positivi. Dal mio punto di vista è stato un grosso passo avanti, perchè ero pienamente consapevole del fatto che la mia timidezza in molte occasioni mi aveva tarpato le ali: posso tranquillamente affermare che Faculty Training è stato il punto di svolta, e sono molto felice. Per la prima volta ho tenuto una sessione davanti a circa 40 persone, tra l’altro nelle stesse salette dove giusto una settimana prima si erano svolti i Community Days, e questo onestamente per me è stato motivo di forte emozione ed un certo senso di riverenza. Tutto è andato per il meglio, mi sono pure divertito e tutto questo ha contribuito a rendermi più forte e sicuro di me.

Mi è molto piaciuta anche l’idea di tenere una sessione in tandem, con Gabriele appunto, la prima volta, e poi addirittura in tre, con la professoressa Simona De Pascalis di Impara Digitale, molto più preparata ad affrontare le tematiche più inerenti la scuola, dal momento che lei in prima persona insegna matematica e fisica. Mentre lo staff Brain-Sys è decisamente più orientato a raccontare e spiegare le questioni più squisitamente tecnologiche su cosa Microsoft offre alle scuole (gratuitamente e non), la prof De Pascalis adotta un linguaggio decisamente più vicino a quello scolastico, e quindi spesso e volentieri i partecipanti non vedono l’ora di ascoltarla e di avere suggerimenti più pratici per dare il via alla rivoluzione informatica all’interno delle proprie scuole ed istituti.

Termino il post comunicandovi le prossime date del Faculty Training, che sono le seguenti:

  • Il 28 Aprile presso Microsoft Italia a Peschiera Borromeo (Milano)
  • Il 15 Maggio presso Microsoft Italia a Roma

Trovate maggiori informazioni su Faculty Traning a questo indirizzo.

Che dite, prof, non sarebbe bello venirci ad ascoltare un pochino?

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apr 14 / Igor Damiani

Bye Bye Twitter

E’ qualche mese che ci ragionavo su, ma nelle scorse settimana ho deciso di abbandonare Twitter. Ma lo faccio con calma, lo faccio come un fumatore che pian piano diminuisce ogni giorno la velenosa dose di nicotina che assume, per avvicinarsi lentamente allo zero, senza fretta e dando tempo al proprio organismo di abituarsi. Per questo motivo l’account è fisicamente ancora attivo, ma l’utilizzo che ne faccio è davvero molto diminuito nel tempo, ed è comunque strettamente legato ad un ambito lavorativo (molti RT, pochissimi tweet scritti di mio pugno).

E’ molto difficile per me cercare di spiegarvi il motivo con poche frasi.

Prima di tutto, mi sono reso conto di una cosa. 140 caratteri non fanno proprio per me. Cercare di esprimersi in questo modo è alla lunga frustrante; siccome bisogna essere concisi, si cerca sempre la battuta d’effetto, la frase sarcastica, il tutto secondo me usando un umorismo davvero malsano. Mi ero sempre detto: se hai la sensazione che Twitter sia un posto “sbagliato”, devi dare la colpa alle persone che segui, che evidentemente non fanno per te. Questo in una prima fase. Poi ho cominciato a dirmi: se hai la sensazione che Twitter sia un posto “sbagliato”, defollowa, ritagliati un Twitter su misura. Fai in modo – mi dicevo – che quando apri la timeline ti venga voglia di sorridere. Questa fase è durata per un po’, poi ho cominciato a stancarmi anche di questa. La verità è che Twitter non è più davvero il posto che fa per me, punto, senza scuse. Mi annoia, e trovo molto limitanti le interazioni che si possono avere su questo social network. Ma non è tutto qui, c’è molto altro da dire.

Twitter è una grande piazza, mentre la vita reale non è fatta in questo modo. La vita è fatta da un contesto ben preciso alla volta, mai contemporaneamente. Ci sono momenti in cui ti trovi con i tuoi genitori, altri in cui sei solo con la tua ragazza, altri in cui stai lavorando con i tuoi colleghi, altri ancora in cui sei con uno o più clienti, oppure con perfetti sconosciuti su una metropolitana, e via dicendo. In tutti questi contesti siamo sempre noi stessi, assumiamo probabilmente comportamenti diversi, perchè ciascuno degli esempi che ho elencato prima rappresenta una sfera più o meno intima/personale o pubblica (giusto Lorenzo?) in base alle persone con cui ci si sta rapportando. Twitter è completamente l’opposto ed è totalmente fuori assetto, e così vale per ogni social network. E’ una grande piazza in cui tutte le persone che hanno preso parte alla tua vita (ed a volte neppure quello, visto che ci sono anche perfetti sconosciuti) ti stanno ascoltando contemporaneamente, e questo genera davvero una serie molto spiacevole di accadimenti. Su Twitter mi hanno dato del razzista o del poco coerente ed ho litigato diverse volte su ogni argomento possibile ed immaginabile. Apri bocca contro qualcosa che non ti piace di Apple, e saltano fuori persone a cui non piacciono le mie affermazioni. Amen. Faccio una battuta su cinesi o giapponesi, e subito vengo bollato come razzista. Non fai RT, e qualcun’altro si offende. Amen. Credi di collaborare attivamente ed in modo proficuo con un’associazione no-profit, instaurando buoni rapporti, ed invece ti tagliano fuori da determinate iniziative. Parli con la ragazza che ami, e ti legge la ex di cinque anni prima. E’ come aprire la finestra e mettersi a gridare qualcosa al (tuo) pubblico intero. Se scrivi una cosa in forma anonima, giustamente non si capisce chi è il vero destinatario, con il risultato che mezzo pianeta pensa che il messaggio è rivolto a lui. Per me Twitter era prevalentemente un gioco. Ogni singolo tweet era per scrivere un mio pensiero in quel preciso momento ed in quel contesto, mentre troppe persone trattano Twitter come una “cosa seria”.
Ma io non sono i miei tweet.

Tutto è dettato dal fatto che la parola scritta ha più peso rispetto alla parola parlata.

E per fortuna che è così, dico io. Il problema è che su Twitter l’unico modo che si ha per esprimersi – come dicevo prima – è la battuta, il sarcasmo, l’essere pungenti. E non sempre è divertente. Troppo spesso si viene etichettati per un tweet, come se quel tweet rappresentasse il tuo pensiero dalla nascita fino alla morte. Nessuno pensa che quel tweet ha valore per quell’istante T, e non per tutta la tua vita. E così…ecco che ci si permette di dare del fanboy, oppure dell’incoerente, oppure del razzista, e via dicendo. Definizioni – ne sono certo – che nessuno si permetterebbe di dirmi in faccia, perchè fondamentalmente chi mi conosce sa che non nessuna di quelle cose (ok, un pochino fanboy lo sono). Invece su Twitter è così. Amen. Nessuno pensa che dall’altra parte ci può essere uno che si offende, uno a cui si alza la pressione, che si arrabbia, che ci rimane male, e che poi non ci dorme la notte.

La cosa interessante è che anche i mass-media ragionano in questo modo: oramai non c’è trasmissione TV che non abbia associato un account Twitter, oppure semplicemente un hashtag. Tutte, davvero tutte. Ancora una volta, anche loro credono alla parola scritta su Twitter, senza prendere in considerazione che l’assunto iniziale di Twitter è che la forma di comunicazione è in qualche modo “sporcata” dalla pochezza dei 140 caratteri. Presto se ne renderanno conto anche loro, spero. C’è tutto un mondo là fuori contaminato dai social network: quando parte un servizio al TG, c’è sempre riportato l’account del giornalista, parte un nuovo reality-show ed ecco spuntare l’hashtag per finire nei trend. Ne ho piene le scatole di tutto questo.

E, badate bene, anche io stesso sono caduto in questo giro eh. Spesso mi è capitato di leggere tweet e di reagire in malomodo, cadendo esattamente nelle vostre stesse colpe. Mi è capitato volutamente di scrivere un tweet sarcastico, giusto per guadagnare qualche RT o semplicemente per sentirmi figo. Mi è capitato di offendere o di riprendere qualcuno. Quindi non è sola colpa vostra. Quindi siamo tutti pari. Quindi meglio così.

E’ per questo che nel mio cuore Twitter è morto. Come ho sempre detto in altri frangenti, non vi impedisco di usarlo, perciò continuate pure a frequentarlo. Tolgo il disturbo io. Per me, per ora, Twitter rimarrà esclusivamente uno strumento lavorativo. Il defollow di massa è già partito da qualche settimana. E continua.

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apr 7 / Igor Damiani

Un nuovo blog su Unity! Mi fa solo piacere!

L’amico Marcello Marchetti ha aperto in questi giorni un nuovo blog dedicato interamente a Unity 3D, l’ambiente di sviluppo che permette di creare giochi multipiattaforma in 2D e 3D, per PC e per tutte le piattaforme mobile iOS / Windows Phone / Android. E molto altro ancora.

unity_platform

Chi di voi segue la community, molto probabilmente conosce già Marcello, dal momento che è già qualche anno che tiene sessioni su Unity 3D nei vari eventi che si succedono con il passare del tempo. Il suo blog è un’occasione per essere informati e per leggere contenuti – ne sono certo – anche di un certo spessore, visto che l’autore non è certo un novellino su Unity 3D.

In un mondo dominato dai social, sono davvero felice dell’apertura di questo nuovo blog.

Buona lettura! Grazie Marcello!

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apr 6 / Igor Damiani

Microsoft Azure for student developers

Se siete studenti, Microsoft ha buone notizie per voi.

Grazie al programma Microsoft Azure for student developers, attivo dallo scorso 24 Marzo, potete attivare un abbonamento Azure con tutta una serie di vantaggi. Ad esempio, potete utilizzare il vostro normale Microsoft Account (associato al programma Dreamspark) e non c’è più il vincolo di dover inserire a tutti i costi il numero di carta di credito (cosa che spesso gli studenti non posseggono).

Azure è una grande opportunità per tutti noi developer e nella visione di Microsoft mira a diventare la casa di tutti, dal momento che permette di hostare un elevatissimo numero di software e servizi non solo di proprietà Microsoft. Permette di avere macchine virtuali Linux, o database server come Oracle, piuttosto che mettere online siti in pochi minuti implementati con linguaggi come Java, PHP o Python. Il programma Microsoft Azure for student developers è attivo in 140 Paesi del mondo, tra cui ovviamente l’Italia, altrimenti non sarei più a parlarvene.

Maggiori informazioni qui.

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