Riportare in vita Microsoft Money?

Non so quanti di voi miei lettori lo abbiano utilizzato in passato. Microsoft Money è un bel software di produttività personale, per tener traccia delle proprie spese, di tenere sotto controllo il proprio budget, dotato (secondo me) di un’interfaccia utente pulita, colorata ed accattivante.

Money è stato dismesso da parecchi anni. Ma ieri, 30 gennaio, è stata avviata una raccolta di firme, una petizione insomma, per riportarlo in vita e farlo rientrare nella ben nota suite Microsoft Office. La petizione è rivolta a niente meno che Satya Nadella. E sono richieste anche feature innovative, come una versione per dispositivi mobili, o la possibilità di averne una versione Web integrata con Office 365. Sarebbe davvero una cosa molto molto interessante.

Nel momento in cui vi scrivo mancano 300 firme al raggiungimento delle 1.000 necessarie all’invio di tutte le firme a Sua Maestà Nadella. Chissà se qualcuno ci farà un pensierino.

Trovate maggiori informazioni qua:
https://www.change.org/p/satya-nadella-bring-back-microsoft-money-as-part-of-microsoft-office

Beh, che ne dite? Si può fare? Ci state?

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Uso Trello, e non ne faccio più a meno

Dall’estate scorsa utilizzo Trello, e ve ne voglio parlare.

Lo trovo utile per tenere traccia delle mie attività, non solo lavorative.

L’organizzazione avviene tramite Bacheche, che di default è privata, mentre può essere condivisa con altre persone, feature tra l’altro che non ho ancora provato con una certa continuità. Ciascuna Bacheca può contenere una o più Liste, ogni Lista può contenere una o più Schede. Queste ultime contengono le vere attività di lavoro, che possono essere espresse in diversi modi: semplici appunti e check-list da completare, per esempio. Ogni scheda può avere una data di scadenza, allegati, e via dicendo.

Ad oggi, le Bacheche che utilizzo sono fondamentalmente tre:

  • Attività personali
  • Brain-Sys
  • Piloti Virtuali Italiani

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Ne ho nascosta una per motivi di privacy.

All’interno di Attività personali ho istanziato due schede: Attività Social ed Altro. Nelle Attività Social creo una scheda ogni volta che mi viene in mente un contenuto di cui parlare qua sul mio blog, mentre in Altro mi segno un po’ tutto il resto: ricordarsi di cercare un’assicurazione RCA più conveniente di quello che ho adesso, lista della spesa, ricordarsi di comprare questo o quello, etc.

Per quanto riguarda la Bacheca dedicata a Brain-Sys, ho una scheda per ciascun cliente che gestisco. E per ogni cliente mantengo una lista delle attività in corso, ovviamente sotto forma di appunti rapidi e veloci, perchè l’analisi, gli use-case e la documentazione di progetto sta da tutt’altra parte. Però…sapete…quelle attività estemporanee del tipo: ricordati di mandare la mail, scrivi il rapportino del giorno XYZ, fai due presale, rispondi a Silvia su questo & quello. Quelle attività difficilmente tracciabili in altra maniera.

La Bacheca di Piloti Virtuali Italiani è un po’ in disuso, o comunque meno attive delle altre due. Mi segno di rispondere via mail al socio, mi segno i Direttivi ai quali devo partecipare, etc.

Ad una Bacheca possiamo impostare un colore di sfondo, possiamo installare dei plug-in (chiamati Power-Up) per abilitare funzioni avanzate, possiamo consultare velocemente la history di tutte le modifiche apportare, etc. Tutto molto veloce ed a portata di click.

Alcune feature interessanti delle schede
Ogni scheda ha caratteristiche interessanti. Come dicevo prima, ogni scheda rappresenta un’attività da portare a termine. Possiamo associargli una eventuale etichetta (che determina il colore con la quale verrà rappresentata sullo schermo), una data di scadenza. Ogni scheda è composta da uno o più commenti, che possono essere testo, indirizzi web, etc. In una scheda possiamo inserire una check-list: ve ne parlo più sotto. All’interno di un testo possiamo menzionare un membro con il quale stiamo condividendo i contenuti. Possiamo allegare uno o più file in allegato, di qualsiasi tipo.

Ogni elemento di Trello (Bacheca, Scheda, Lista) può essere archiviato: questo significa che non viene più visualizzato sullo schermo. Ovviamente possiamo sempre recuperarlo in futuro, nel caso in cui ci servisse recuperare qualcosa.

L’interfaccia web è gradevole, pulita, essenziale e risponde bene. Sapete quanto io preferisca, normalmente, le applicazioni desktop o mobile rispetto ad un’applicazione usufruita via browser. Beh, non è questo il caso.

Shortcut tramite tastiera
Una feature interessante è la presenza delle scorciatoie da tastiera, che permettono di avviare subito operazioni veloci. Premete “d” mentre siete su una scheda per impostare la data di scadenza, per esempio. Premete i tasti numerici per associare subito un’etichetta, e così via. Fantastico. Potete vedere o disattivare gli shortcut dal menù di opzioni in alto a destra.

Il punto di forza…sono due…!!!!!
Il primo è, secondo me, la flessibilità di ogni scheda, che consente di prendere appunti in modo libero, impostare una eventuale data di scadenza, allegare file in allegato di qualunque tipo. La feature che mi piace di più è la possibilità di creare le cosiddette check-list, ovvero un elenco di task da portare a termine. Trello evidenzia con una sorta di barra di progresso lo stato di quella check-list, così che avete con un colpo d’occhio la situazione di ciò che dovete fare, quanto e cosa vi manca alla fine, etc.

Ma allo stesso tempo è rigido, nel senso che tutto è ben strutturato e suddiviso in Bacheche, Lista e Schede, e non potete sfuggire – giustamente – da questa struttura generale. OneNote per certi versi è un prodotto paragonabile a Trello, ma quest’ultimo è più improntato alla gestione degli appunti, agli sketch, ad un testo comunque più lungo e complesso. Passatemi il paragone: Trello è il Twitter dei Task Manager. Vi suggerisce di essere concisi, rapidi ed essenziali. Eppure ha tutto.

L’altro punto di forza è la presenza delle app, che vi permettono di aprire, consultare e gestire il vostro Trello da Android o iOS. Onestamente in questo momento, mentre vi sto scrivendo, non sono in grado di garantirvi la presenza di app per Windows 10. Io ho installato l’app per Android, mi trovo più che bene e vi posso assicurare, per quello che vale, che vi capiterà spesso di aprirla per leggere o scrivere qualcosa. O forse dipende da me, dal fatto che ultimamente ho il cervello in fermento!

E non ne faccio più a meno
Non ne faccio più a meno, perchè grazie a Trello riesco a mettere in fila le cose che devo fare, e che altrimenti mi sfuggirebbero. Grazie a Trello ho ricominciato a scrivere sul blog, perchè ogni volta che mi si accende la lampadina su un eventuale contenuto, me lo segno…e la sera, quando mi metto davanti al PC a scrivere, pesco a caso da ciò che mi ero appuntato.

Se come me siete un po’ distratti, tendete a dimenticare le cose o volete semplicemente essere più organizzati, date una possibilità a Trello. Per me è diventato uno strumento essenziale.

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Free ebook

Si sa che nel nostro lavoro non bisogna mai smettere in imparare.

A questo indirizzo GitHub potete trovare un grosso elenco di un sacco di ebook pronti da scaricare. Ce ne sono di tutti i tipi e per tutti i gusti: Assembler, Android, tecnologie Microsoft, HTML, libri puramente teorici su cloud, networking, sistemi operativi. Ce ne sono alcuni su ElasticSearch, Elixir, Git, PowerShell, PHP, Mercurial, .NET SQL e SQL Server. Date un’occhiata al link e troverete sicuramente quello che vi serve e fa al caso vostro!

Da non perdere, insomma:
https://github.com/vhf/free-programming-books/blob/master/free-programming-books.md#aspnet-mvc

Buona lettura ed Happy Coding!

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Chi avrebbe mai detto che

Sarei stato su un Intercity Notte, in partenza da Piacenza, diretto verso il Salento, verso Lecce, per passare il Capodanno 2016 con la mia Federica ed un gruppo di amici.

Chi mi conosce bene sa che odio viaggiare, ed infatti non ho pensato a nulla di questo viaggio se non quando si stava avvicinando davvero. Ho preparato i bagagli in fretta e furia, senza dimenticarmi nulla. Non trovavo la carrozza numero 4, che non stava tra la numero 3 e la numero 5 come ci si dovrebbe aspettare. Ho preso una stanza/cuccetta tutta per me, e devo dire che è piuttosto divertente. C’è un letto nel quale sto sdraiato senza problemi (se fosse un po’ più pulito sarebbe meglio), ci sono attaccapanni, spine per la corrente, un lavandino. Il controllore ti dà una bottiglietta d’acqua. E’ possibile regolare la temperature della stanzetta. Direi che c’è tutto il necessario per trascorrere una notte decente prima di arrivare dalla mia dolce metà e passare qualche giorno assieme.

Qualche giorno che non basta mai, purtroppo. L’amo, e l’amo sempre di più. Vorrei tanto, nel corso del 2017, dare una svolta a questa situazione di continui viaggi a cavallo tra il Nord ed il Sud, e viceversa. Volere è potere, e lo farò. Almeno questa è una promessa che faccio a me stesso, perchè me lo merito, e se lo merita anche lei. Non importa cosa dovrò fare o quali provvedimenti dovrò adottare, e nei confronti di chi. Ho 40 anni, come ho già scritto qualche giorno fa, ed è ora di darsi una svegliata, sempre tenendo ben presente il mio modo di essere, il mio sorriso e la mia capacità di allontanarmi dalle persone che non mi danno nulla di positivo e di sereno.

Il treno è partito con un’ora di ritardo circa da Piacenza, per cui mi aspetto – per logica – di arrivare a Lecce almeno con la stessa ora di ritardo. Vi farò sapere, se siete curiosi.

Auguro a tutti voi una fine tranquilla del 2016, ed un inizio spumeggiante del 2017.

Me lo merito io, ve lo meritate voi.

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Sul lavoro mi piaccio

Quest’anno a febbraio ho compiuto 40 anni; questo significa che è quasi 20 anni che lavoro. All’inizio come dipendente, poi per molti anni in partita iva, dal 2010 di nuovo come dipendente. Ho scritto software miei, che riuscivo a vendere con un discreto successo. Ho scritto software per conto terzi. Ho fatto consulenze lunghe pochi mesi, fino a diversi anni. Me ne sono sempre andato io, nessuno mi ha mai lasciato a casa di punto in bianco. Nel corso di tutti questi anni ho scritto un po’ di tutto: motori di ricerca dedicati al cinema, grandi portali con il vetusto ASP classic, gestionali, utility, software desktop di vario tipo, piccoli videogiochi didattici. Ho lavorato con tantissime tecnologie: più ne escono e più vorrei impararne, ma il tempo a disposizione è quello che è.

Beh, la volete sapere una cosa?
Mi piace come lavoro.

Mi piace perchè lavoro bene, nessuno si è mai lamentato di me. Mi piace perchè sono in grado di affrontare una riunione tecnica e non, di parlare in pubblico, di affrontare un progetto dal punto di vista tecnico, di affrontare un pre-sale, di tenere corsi con estremo successo.

Mi piace perchè non sono uno che stacca per forza alle 18, o alle 17:30. Mi piace perchè mi impegno sempre. Mi piace perchè ho le mie convinzioni, il mio modo di lavorare. Incontro e lavoro con persone davvero in gamba.

Mi piace perchè sono uno che odia arrivare in ritardo agli appuntamenti di lavoro, piuttosto mi alzo alle 5:30 del mattino per evitare traffico, nebbie, code in tangenziale. E credo che questa cosa della puntualità sia il mio punto di forza. Mi piace perchè negli ultimi anni sono nettamente migliorato come persona, professionalmente ed umanamente parlando.

Cosa c’è che non va, invece? Sarebbe meglio che me lo dicessero gli altri, suppongo. Forse esco ancora troppo poco dalla mia zona di comfort, anche se nel 2016 ho fatto del mio meglio ed ho affrontato situazioni per me particolari. Questo grazie alla mia azienda. Sento di dare il massimo, ma sono convinto di poter dare ancora di più, solo che a volte la sera arrivo stanco e preferisco staccare la spina e passare il tempo con chi amo davvero. D’altronde, si lavora per vivere, e non si vive per lavorare.

Il 2016 è stato un anno travagliato. Attentati, guerre, situazione politica che non mi piace affatto, tante persone che hanno lasciato un segno nella storia sono scomparse. Il mio 2016 personale è stato positivo, sebbene con tante difficoltà. Vediamo cosa mi riserva il 2017.

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Nebbia

Non puoi fotografare la nebbia.

Non puoi ritrarla, né disegnarla.

Non puoi catturarla per metterla in bottiglia.

Non puoi illuminarla, perchè rispedisce al mittente il tuo bagliore.

Non puoi quantificarla o pesarla.

Non puoi darle fuoco, né asciugarla.

Non puoi accarezzarla, né graffiarla.

Non puoi ignorarla fingendo che non esista.

Non puoi assaggiarla né annusarla per sentire che sapore o odore ha.

Non puoi affettarla con un coltello.

Non puoi metterla a fuoco.

Non puoi evitarla girandole attorno.

La nebbia può essere solo combattuta attraversandola da una parte all’altra.

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Amerò sempre l’Italia

L’Italia è il paese in cui sono nato, in cui voglio vivere, ed è il paese che amerò sempre.

Se gli scontri fra tifosi ad Euro 2016 fossero avvenuti da noi, tanti italiani avrebbero gridato allo scandalo, paventando come da noi le Forze dell’Ordine sono senza soldi, senza risorse, sono dei dilettanti allo sbaraglio.

Stessa cosa se gli attentati terroristici di Parigi o Bruxelles fossero avvenuti da noi. In realtà, i nostri servizi segreti sono più che addestrati per affrontare scenari di questo tipo. Mafia di varia natura & terrorismi di diverse matrici, che abbiamo combattuto ed in parte sconfitto, lo dimostrano.

Idem con le alluvioni delle scorse settimane, a Parigi ed in altre zone della Francia. Da noi avrebbero gridato (ed in realtà è successo) che le nostre amministrazioni comunali lavorano allo sbaraglio, non curandosi dello stato idrogeologico del territorio, eccetera eccetera.

Idem quando sento dire che altre nazioni hanno connessioni Internet più veloci della nostra. Persone che giustamente prendono un aereo da Malpensa, atterrano nella capitale dell’est europeo e si ritrovano con una connessione molto più veloce della nostra. Ma dubito seriamente che tutti gli USA abbiano una cablatura in fibra. Idem per la Romania, la Cecoslovacchia, la Polonia, e via dicendo.

Ci sono paesi nel nord Europa molto più efficienti di noi. Uao, che novità. Sono paesi come l’Islanda che ha poco più di 300.000 abitanti; o come la Danimarca che di abitanti ne ha 5.707.251 (a gennaio 2016); o come la Norvegia che ne totalizza 5.142.000. E nelle valutazioni di un paese, della sua economia, del suo modello del mondo del lavoro, non si può non tenere conto di questo. Finitela, per favore, con le frasi fatte. Grazie.

Tanti italiani denigrano costantemente il nostro Paese, e francamente ne ho piene le palle.

Ho appena consumato il mio bonus annuale per la parolaccia dell’anno. Ne è valsa la pena.

Lo ripeto. L’Italia è il paese in cui sono nato, in cui voglio vivere, ed è il paese che amerò sempre.

Cari italiani, certi fatti quando accadono, semplicemente accadono. E’ vero, possiamo tentare di prevederli, gestirli, combatterli nel migliore dei modi. Ma vi svelerò un segreto: non esiste un paese migliore degli altri in senso assoluto. Ogni paese ha i suoi pro ed i suoi contro. Ho visto la polizia francese tentare di tenere a bada gli hooligans. Ho visto macchine “parcheggiate” in verticale causa alluvioni, in Italia ed all’estero. Ho visto nei TG sparatorie, esplosioni, bombe, come credo tutti voi: sono fatti recentemente accaduti all’estero. Sono accaduti anche da noi, ovviamente, nei mesi e negli anni scorsi. Significa semplicemente che accadono. Dobbiamo fare il possibile per prevenire, combattere, migliorare lo stato delle cose, ma allo stato attuale accadono.

L’Italia è un paese unico e spettacolare. E’ un paese unico per la sua gente dai mille dialetti ed inflessioni diverse, per la sua gastronomia varia e salutare. Ci sono italiani più abituati a vedere il mare, ed altri vedono più la montagna. Chi ha a che fare con l’acqua salata, e chi con l’acqua dolce. Chi va al lavoro in bicicletta, e chi invece prende l’auto o il treno. C’è chi vede la nebbia, e c’è chi vede il sole splendere. C’è chi cena alle 19:30, e c’è chi cena alle 22. Siamo diversi, siamo belli, siamo forti. Ne ho piene le scatole di chi non la pensa così.

La verità è che noi italiani dobbiamo quasi per definizione piangerci sempre addosso. Chi sta dall’altra parte del mondo non vede l’ora di prendere un aereo per venire a vedere il nostro paese. E molte persone, poche o tante che siano, si fermano pure a vivere qui. Pensate un po’.
Le nostre donne d’altronde sono le più belle del mondo. Gli uomini…non so!

L’Italia è un paese dalle mille opportunità come tutti gli altri, e chi vi dice che non è così, semplicemente è gente perdente, che vuole e vede solo il bicchiere mezzo vuoto, e non vuole sbattersi più di tanto. Può essere un periodo (molto lungo) un po’ in sofferenza, per la nostra nazione (c’è qualcuno disposto a dire di no, per caso?), ma non è una scusante, onestamente. E’ ovvio: al Sud c’è meno lavoro rispetto al Nord. Lo dicono tutti ed io stesso lo percepisco in prima persona. Ma sono ragionevolmente convinto che anche in altre nazioni si presenta uno scenario simile al nostro Sud Italia (per altri motivi, problemi, cause, effetti). Non c’è alcun buon motivo per bastenare l’Italia, sempre e comunque. Scusate, voi da che parte state?

Non ho piene le scatole di gente che mi fa alzare la pressione con i post su Facebook costantemente irritanti.

Così la penso io. Scusate lo sfogo.
Amen.

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Windows Insider procede a spron battuto, e sono molto soddisfatto

Prima che uscisse Windows 10 RTM, il 29 Luglio scorso, ero piuttosto scettico, perchè l’esperienza d’uso che avevo del sistema operativo era piuttosto preoccupante. Lento, pulsante Start un po’ troppo spesso KO, impossibilità di accedere alla rete LAN, etc. etc. Beh, Microsoft onestamente mi ha fatto proprio ricredere. Da quel 20 Luglio, Microsoft ha fatto le cose per bene. Windows 10 ha tutto ciò di cui ho bisogno: è affidabile, non richiede il tradizionale formattone ogni X mesi per avere sempre un sistema stabile, ha Cortana che adoro, ha lo Store, è veloce, è compatibile con tutti i software che usavo, sia per lavoro, che per hobby, che per gioco. Insomma, se siete utenti consumer non c’è alcun buon motivo per rimanere legati a sistemi operativi più vecchi.

Detto questo, anche Windows Insider mi soddisfa molto. Ogni poche settimane ho una nuova build di Windows 10, con nuove feature, tanti fix e tante correzioni che migliorano parecchio le cose. Vi dirò: ho un desktop ed un ultrabook. Sul primo ho disattivato Windows Insider perchè voglio evitare beta e voglio un PC che so che funziona sempre; sull’ultrabook – che uso prevalentemente per corsi ed altre attività meno importanti – ho attivato Windows Insider per avere sempre le build rilasciate nel Fast Ring. A volte gli avanzamenti del Fast Ring sono tali che quando poi ritorno sul desktop, la differenza si fa davvero sentire, e sembra quasi di aver a che fare con un Windows 10 un po’ più vecchiotto, cosa che in effetti è parzialmente vera. Ovviamente Microsoft mette in guardia ed avvisa che le build rilasciate con il programma Windows Insider hanno bug, problemi, per cui evitiamo di usarli su PC per noi importanti e vitali per il nostro lavoro quotidiano. Avvisi che puntualmente ignoro, ovviamente.

L’ultimo rilascio del programma Windows Insider è la Build 14361.
Trovate maggiori informazioni qui.

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Evoluzioni. Grazie a tutti, grazie a te!

Da qualche mese ormai la mia vita lavorativa è cambiata. Se ripenso al passato, a tutte le esperienze che mi hanno condotto fino a qui, mi rendo conto che ne ho passate di tutti i colori, nel bene e nel male. Ho lavorato all’inizio (circa 18-20 anni, durante la seconda metà degli anni ‘90) come assemblatore hardware pagato solo nei mesi estivi, ho fatto persino qualche mese lavorando con Autocad per MS-DOS, poi ho cominciato a muovere i primi passi come programmatore Visual Basic 6.0. Prima come dipendente qui a Sant’Angelo Lodigiano, per qualche anno, poi per quasi una decina d’anni come lavoratore in proprio (scrivendo e vendendo software miei – non potete immaginare l’orgoglio che si prova), poi come il classico consulente in partita iva (una volta entrato nel “girone infernale” delle società di consulenza che poi ti redirigono dal cliente finale). Ho conosciuto tantissime persone nel mondo delle community di noi developer (newsgroup, blog ed ovviamente anche community reali), e sono andato persino al funerale di un vecchio caro amico dev conosciuto su it.comp.lang.visual-basic (Ciao Lupo, non ti dimenticherò mai). Ho fatto il pendolare Lodi-Milano per molti anni, insomma, al punto che nel 2009 avevo (quasi) deciso di mollare tutto. Troppo lo stress, troppa la stanchezza di prendere la macchina tutti i giorni, troppo lo sbattimento di svegliarsi alle 6:30 del mattino per cominciare a lavorare davvero alle 9:00. Sono passato da vicende che oggi definisco tranquillamente di mobbing, sono rimasto bloccato nel traffico delle tangenziali per troppo a lungo, in mezzo alla nebbia, alla neve, con gli occhi incollati sugli stop rossi dell’auto che precede. Voi direte: come sei viziato! Facevi un lavoro che ti piace e ti lamentavi pure!!!! C’è gente che un lavoro non ce l’ha, tu sei fortunato!!! Io penso che un lavoro ti può pure piacere alla grande, ma se questo lavoro alla fine ti stanca e ti toglie vita privata, al punto che il sabato non hai più voglia di uscire, non hai più voglia di conoscere persone, nè di incontrare ragazze, c’è qualcosa che non va. “Un lavoro di qualità non può venire prima di una vita di qualità” – dice qualcuno – ed io quella vita di qualità non ce l’avevo proprio.

Ognuno di noi ha una propria soglia di sopportazione delle cose.
Io quella soglia l’ho raggiunta nell’estate del 2009.

Quell’anno, al rientro dalle ferie estive, ho cominciato a lavorare in Brain-Sys, piccola ma grande azienda che mi ha fatto davvero rinascere sotto tanti punti di vista. Grazie al lavoro da casa, ad una sola trasferta al mese, grazie alla partecipazione agli eventi di community, piano piano ho ritrovato me stesso. Il caro buon vecchio Liborio Igor.

Ma torniamo all’inizio di questo post. Da qualche mese ormai la mia vita lavorativa è cambiata. Ho superato dei limiti miei personali e caratteriali, limiti che credevo impossibili da raggiungere. Ho preso il toro per le corna ed ho affrontato le mie timidezze. Sono riuscito a parlare in pubblico, davanti a diverse decine di di persone, tra l’altro nella stessa saletta in cui il mio amico Lorenzo Barbieri esattamente una settimana prima aveva giust’appunto tenuto una sessione sul “parlare in pubblico” (non perdete la sua serie di post pubblicata su LinkedIn). Strano scherzo del destino, no?!? Ho cominciato a tenere corsi, davanti ad una, due, quattro, fino a dieci e più persone. Ho tenuto a Gennaio/Febbraio 2015 un corso serale sullo sviluppo di app per Windows Phone. I partecipanti dei corsi che tengo per OverNet a volte sono lì fisicamente, altre volte collegate in videoconferenza, altre volte ancora un mix di tutto questo. E’ molto istruttivo, perchè ogni volta che si incontra qualcuno, si impara qualcosa. E spiegando agli altri ci si rende che certe cose le hai capite davvero. E quando sistematicamente ti lasciano feedback positivi, rimarcando il fatto che trasmetti passione ed energia positiva, sono davvero felice e consapevole di aver fatto bene il mio lavoro. Sono davvero contento di me stesso, e non c’è nulla di più gratificante che rendersi conto di essere andati un pochino oltre i propri limiti. Mai e poi mai avrei creduto che un giorno avrei fatto tutto questo, dico davvero.

Devo ringraziare un po’ di persone, e sinceramente faccio fatica a stabilirne l’ordine. Beh, direi di partire da tutti noi di Brain-Sys, dai capi a tutti gli altri componenti del nostro gruppo. Senza il loro lavoro, non ci potrebbe essere di conseguenza il mio. Grazie a loro sono migliorato, sia da un punto di vista personale che professionale. Grazie alla mia famiglia, che mi sopporta, e che a volte fa fatica a capire il mio lavoro.

Ma c’è una persona speciale che devo ringraziare, una persona che da quando è entrata nella mia vita non ha fatto altro che portare luce e tanti tanti sorrisi. Sapete, solitamente si ringrazia la moglie o la propria ragazza dalle pagine di un libro cartaceo, o comunque in corrispondenza di una data particolare. Io no. Io voglio farlo oggi, in un giorno qualunque (e quindi allo stesso tempo speciale come qualsiasi altro), dalle pagine digitali del mio blog. Grazie Fede, di esserci e di esistere, di dare un senso alle mie giornate e di spingermi inconsapevolmente a diventare una persona sempre migliore. Se ho superato quei limiti, lo devo anche a te. Perchè tutte le volte che sono andato a dormire in ansia, pensando a quello che mi aspettava il giorno dopo – un ennesimo limite da superare, un piccolo gradino – ho pensato a te ed al tuo sorriso. Grazie incredibilmente per apprezzare il mio lavoro (che non è così banale) e grazie per esultare con me dei miei piccoli successi quotidiani. Grazie per i consigli che mi dai, e grazie anche perchè comprendi quando ho bisogno del mio tempo per studiare, per preparare slide o test di verifica. Dietro un uomo c’è sempre una grande donna, e quella donna per me sei Tu.

Oggi sono felice. Un po’ con la schiena rotta, ma felice.

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Bye Bye Twitter

E’ qualche mese che ci ragionavo su, ma nelle scorse settimana ho deciso di abbandonare Twitter. Ma lo faccio con calma, lo faccio come un fumatore che pian piano diminuisce ogni giorno la velenosa dose di nicotina che assume, per avvicinarsi lentamente allo zero, senza fretta e dando tempo al proprio organismo di abituarsi. Per questo motivo l’account è fisicamente ancora attivo, ma l’utilizzo che ne faccio è davvero molto diminuito nel tempo, ed è comunque strettamente legato ad un ambito lavorativo (molti RT, pochissimi tweet scritti di mio pugno).

E’ molto difficile per me cercare di spiegarvi il motivo con poche frasi.

Prima di tutto, mi sono reso conto di una cosa. 140 caratteri non fanno proprio per me. Cercare di esprimersi in questo modo è alla lunga frustrante; siccome bisogna essere concisi, si cerca sempre la battuta d’effetto, la frase sarcastica, il tutto secondo me usando un umorismo davvero malsano. Mi ero sempre detto: se hai la sensazione che Twitter sia un posto “sbagliato”, devi dare la colpa alle persone che segui, che evidentemente non fanno per te. Questo in una prima fase. Poi ho cominciato a dirmi: se hai la sensazione che Twitter sia un posto “sbagliato”, defollowa, ritagliati un Twitter su misura. Fai in modo – mi dicevo – che quando apri la timeline ti venga voglia di sorridere. Questa fase è durata per un po’, poi ho cominciato a stancarmi anche di questa. La verità è che Twitter non è più davvero il posto che fa per me, punto, senza scuse. Mi annoia, e trovo molto limitanti le interazioni che si possono avere su questo social network. Ma non è tutto qui, c’è molto altro da dire.

Twitter è una grande piazza, mentre la vita reale non è fatta in questo modo. La vita è fatta da un contesto ben preciso alla volta, mai contemporaneamente. Ci sono momenti in cui ti trovi con i tuoi genitori, altri in cui sei solo con la tua ragazza, altri in cui stai lavorando con i tuoi colleghi, altri ancora in cui sei con uno o più clienti, oppure con perfetti sconosciuti su una metropolitana, e via dicendo. In tutti questi contesti siamo sempre noi stessi, assumiamo probabilmente comportamenti diversi, perchè ciascuno degli esempi che ho elencato prima rappresenta una sfera più o meno intima/personale o pubblica (giusto Lorenzo?) in base alle persone con cui ci si sta rapportando. Twitter è completamente l’opposto ed è totalmente fuori assetto, e così vale per ogni social network. E’ una grande piazza in cui tutte le persone che hanno preso parte alla tua vita (ed a volte neppure quello, visto che ci sono anche perfetti sconosciuti) ti stanno ascoltando contemporaneamente, e questo genera davvero una serie molto spiacevole di accadimenti. Su Twitter mi hanno dato del razzista o del poco coerente ed ho litigato diverse volte su ogni argomento possibile ed immaginabile. Apri bocca contro qualcosa che non ti piace di Apple, e saltano fuori persone a cui non piacciono le mie affermazioni. Amen. Faccio una battuta su cinesi o giapponesi, e subito vengo bollato come razzista. Non fai RT, e qualcun’altro si offende. Amen. Credi di collaborare attivamente ed in modo proficuo con un’associazione no-profit, instaurando buoni rapporti, ed invece ti tagliano fuori da determinate iniziative. Parli con la ragazza che ami, e ti legge la ex di cinque anni prima. E’ come aprire la finestra e mettersi a gridare qualcosa al (tuo) pubblico intero. Se scrivi una cosa in forma anonima, giustamente non si capisce chi è il vero destinatario, con il risultato che mezzo pianeta pensa che il messaggio è rivolto a lui. Per me Twitter era prevalentemente un gioco. Ogni singolo tweet era per scrivere un mio pensiero in quel preciso momento ed in quel contesto, mentre troppe persone trattano Twitter come una “cosa seria”.
Ma io non sono i miei tweet.

Tutto è dettato dal fatto che la parola scritta ha più peso rispetto alla parola parlata.

E per fortuna che è così, dico io. Il problema è che su Twitter l’unico modo che si ha per esprimersi – come dicevo prima – è la battuta, il sarcasmo, l’essere pungenti. E non sempre è divertente. Troppo spesso si viene etichettati per un tweet, come se quel tweet rappresentasse il tuo pensiero dalla nascita fino alla morte. Nessuno pensa che quel tweet ha valore per quell’istante T, e non per tutta la tua vita. E così…ecco che ci si permette di dare del fanboy, oppure dell’incoerente, oppure del razzista, e via dicendo. Definizioni – ne sono certo – che nessuno si permetterebbe di dirmi in faccia, perchè fondamentalmente chi mi conosce sa che non nessuna di quelle cose (ok, un pochino fanboy lo sono). Invece su Twitter è così. Amen. Nessuno pensa che dall’altra parte ci può essere uno che si offende, uno a cui si alza la pressione, che si arrabbia, che ci rimane male, e che poi non ci dorme la notte.

La cosa interessante è che anche i mass-media ragionano in questo modo: oramai non c’è trasmissione TV che non abbia associato un account Twitter, oppure semplicemente un hashtag. Tutte, davvero tutte. Ancora una volta, anche loro credono alla parola scritta su Twitter, senza prendere in considerazione che l’assunto iniziale di Twitter è che la forma di comunicazione è in qualche modo “sporcata” dalla pochezza dei 140 caratteri. Presto se ne renderanno conto anche loro, spero. C’è tutto un mondo là fuori contaminato dai social network: quando parte un servizio al TG, c’è sempre riportato l’account del giornalista, parte un nuovo reality-show ed ecco spuntare l’hashtag per finire nei trend. Ne ho piene le scatole di tutto questo.

E, badate bene, anche io stesso sono caduto in questo giro eh. Spesso mi è capitato di leggere tweet e di reagire in malomodo, cadendo esattamente nelle vostre stesse colpe. Mi è capitato volutamente di scrivere un tweet sarcastico, giusto per guadagnare qualche RT o semplicemente per sentirmi figo. Mi è capitato di offendere o di riprendere qualcuno. Quindi non è sola colpa vostra. Quindi siamo tutti pari. Quindi meglio così.

E’ per questo che nel mio cuore Twitter è morto. Come ho sempre detto in altri frangenti, non vi impedisco di usarlo, perciò continuate pure a frequentarlo. Tolgo il disturbo io. Per me, per ora, Twitter rimarrà esclusivamente uno strumento lavorativo. Il defollow di massa è già partito da qualche settimana. E continua.

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