Sandro Tonali, ovvero: scoprire il proprio talento per vivere meglio

Penso che una delle migliore cose che possano capitare ad una persona sia quella di scoprire, fin da piccoli, il proprio talento. Facendo qualche veloce ricerca sul web, si trovano diverse definizioni della parola “talento”. Qualche esempio:

Capacità intellettuale non comune associata a genialità o estro vivace.

Dote, specialmente in quanto propensione a qualcosa, capacità in un’attività, in un settore.

Ingegno, predisposizione, capacità e doti intellettuali rilevanti, specialmente in quanto naturali e intese a particolari attività.

Mentre, tratto da questa pagina, trovo…

Il talento è dote. Se ne è naturalmente provvisti, e se non c’è non si può imparare – inclinazione troppo più profonda di una capacità, troppo più radicata di una passione, troppo più caratterizzante di un volto o di una maniera, per poter essere riprodotta o finta. È un taglio del sé.

Aggiungo del mio: avere un talento per una certa attività non significa di per sé che la faresti sempre ad ogni ora del giorno e della notte, è semplicemente quella cosa che ti esce istintiva, con il minimo sforzo, mentre magari vedi gli altri che per raggiungere lo stesso obiettivo arrancano. Il talento si palesa con un’intuizione naturale che hai innata dentro, ma che comunque richiede studio & dedizione costanti nel tempo per tutti i perfezionamenti del caso che faranno di te un professionista completo.

Io penso di averlo nel mio lavoro, così come tanti altri ce l’hanno nel loro. E probabilmente anche mio cugino, Sandro Tonali, ce l’ha nel suo. Visto che quando era piccino giocava a calcio virtuale sulla Playstation, poi è cresciuto ed ha cominciato a giocare veramente a pallone, fino a raggiungere il calcio giocato, quello vero, nella serie B con il Brescia.

Ed in questi giorni è stato convocato da Roberto Mancini con la nazionale maggiore, per giocare un’amichevole contro gli Stati Uniti il 20 Novembre, accanto a gente come Chiellini, Bonucci, Verratti, Insigne, Immobile e via dicendo. Paura vera.

Mi capita sempre più spesso di vederlo in TV, intervistato o sul campo da gioco, e devo dire che sono proprio felice per lui. Perchè a 18 anni probabilmente ha già capito da un po’ qual è il suo talento, e probabilmente è circondato dalle persone giuste capaci di farglielo fruttare come si deve. Bravo a lui, alla sua famiglia più vicina, e chiunque sta contribuendo al suo successo!

Buona fortuna, cugino!

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