Durante il weekend mi è capitato sotto mano il DVD di "Gwin - La principessa dei Ladri", un film semi-sconosciuto con Keira Knightley. Non è un film che ho comprato, dalla confezione sembra più che altro uno di quei DVD che si trovano in allegato nelle riviste.
L'ho voluto provare sul mio PC, per vedere se funzionasse oppure da cestinare senza troppi ripensamenti. Lo inserisco nel lettore e premo Play su Windows Media Player. Il film parte. Mi piace leggere i titoli, sia di testa che di coda, perchè trovo interessante leggere i nomi di chi ha contribuito alla sua creazione. In "Gwin - La principessa dei Ladri" l'autore della colonna sonora è un certo Rupert Gregson-Williams.
Il nome mi colpisce, mi ricorda qualcuno ma non so bene chi. Ci penso su, poi nella testa mi immagino la sigla RGW, composta dalle iniziali del nome e del cognome del tizio. Mmhh, ci sono quasi, ma non è proprio così. Spremo le meningi...la sigla che conosco in realtà è HGW. Sfoglio una cartella in locale, raggiungo un file mp3 e nei tag ID3 vedo effettivamente che il suo autore si chiama Harry Gregson-Williams. Il file mp3 in questione è uno dei tanti che compone la colonna sonora di "Call Of Duty 4 - Modern Warfare", uno dei miei videogiochi attuali preferiti.
Quando faccio il collegamento, sparo la frase: “L’autore delle colonne sonore di questo film è il fratello di quello che ha fatto le colonne sonore di Call Of Duty 4”.
Non che ci voglia un colpo di genio: hanno lo stesso cognome, ma nomi diversi. Questo pomeriggio ho fatto la verifica su imdb.com.
Harry Gregson-Williams Rupert Gregson-Williams
Sì, sono fratelli inglesi. Harry è il maggiore (nato nel 1961), Rupert il minore (1966). Entrambi vantano un curriculum di tutto rispetto, nel cinema e nei videogiochi. Bella lì, fratello!
Certe notizie mi lasciano perplesso. Non ho capito…i giornalisti pensavano che nel giro di un mese il popolo di Internet si mettesse a disinstallare Internet Explorer o FireFox per usare il nuovo browser di turno? Si vede proprio che l’ignoranza informatica in Italia dilaga davvero. L’uscita di Google Chrome ha avuto un solo effetto, probabilmente: quello di far alzare il valore delle azioni di Google. Su tutto il resto, di strada da fare ce n’è ancora molta.
Notizia : http://www.repubblica.it/interstitial/interstitial1326132.html
Circa una settimana fa sono rientrato in contatto con un mio vecchio compagno delle superiori, tale Claudio B., che su Facebook mi ha detto di fare il mio stesso lavoro ma in Toscana. “Guadagnerò meno di te” – mi ha detto – “ma sicuramente vivo meglio”. Nemmeno lui sa quanto questa cosa sia vera.
Ieri raggiungere Milano è stato davvero un incubo. Sono partito alle 8:00 da casa e ho raggiunto il mio ufficio alle 10:30 circa. Due ore e trenta minuti di viaggio, contro l’oretta scarsa in un normale giornata lavorativa.
Non so identificare il motivo esatto. Probabilmente, a causa di un fantomatico sciopero ATM, tutti i pendolari hanno preso la loro auto. Risultato, tutte le strade si sono intasate oltre ogni limite. Oppure, il concerto dei Coldplay al Datchforum ha richiamato un po’ troppe persone a Milano.
Il traffico ha colpito dappertutto: dal casello di Melegnano, passando dall’imbocco della tangenziale Ovest fino all’uscita di Famagosta, a poca distanza del già citato Datchforum.
Dovevo essere in ufficio prestissimo per completare dei test, dai quali dipendeva l’esito di due riunioni di questa mattina e di questo pomeriggio. Test che sono parzialmente falliti, che mi hanno fatto andare in bestia e che mi hanno letteralmente rovinato la giornata. Chi lavora nei piccoli centri, o a pochi chilometri da casa, chi non ha a che fare con mezzi di trasporto pubblici, queste cose se le scorda.
Accuso molto questi fatti, perchè poi arrivo tardi al lavoro, arrivo già stressato, mi perdo il caffè mattutino con colleghi & colleghe. Insomma, le giornate inizia indubbiamente nel peggiore dei modi.
E siccome dopo un po’ sono andato veramente fuori di testa, ho scattato qualche fotografia per documentare l’incubo. Chiaramente su Flickr.
Non so se sono io ad avere uno strano comportamento mentre sto lavorando, o se sono i colleghi che fraintendono il mio tipico atteggiamento. Allora, lo scenario è più o meno questo. Sto lavorando sul codice di un software che è già in produzione da mesi, ma che richiede ogni tanto qualche piccolo bug-fixing, o nuovi sviluppi per far fronte alle customizzazioni o alle richieste del cliente.
Quando si scopre un bug, piombo in uno stato che agli occhi degli altri sembra essere di estrema preoccupazione, ansia, o probabilmente una certa agitazione per un'apparente incapacità di risolvere il problema. Questo atteggiamento è indipendente dalla gravità del bug stesso. In che stato cado, vi starete chiedendo? Beh, esso è caratterizzato da un insolito silenzio, rotto occasionalmente da una voce molto più bassa del solito, da un continuo massaggio alla mascella e dalla presenza di una fronte corrugata. La distanza occhi-monitor diminuisce del 30%. Mi passo le mani fra i capelli. Scrivendolo e rileggendomi adesso in questo post, probabilmente è vero: sembro essere un po' più teso di quello che dovrei essere.
I colleghi ne deducono che io sia preoccupato per la paura di inserire bug nel codice, che poi scatenano le "ire funeste" del mio capo-progetto. Non è così. Penso di reagire così perchè prendo il mio lavoro abbastanza seriamente: se tutto fila liscio come l'olio, allora trovo il tempo di parlare, ridere e scherzare. Ma se qualcosa mi mette i bastoni tra le ruote, allora divento un po' più serio, e non riesco a tornare me stesso fino a quando non considero il problema risolto. Correggere un bug non significa solamente cancellare o modificare le linee di codice che lo generano: significa anche pensare a tutte le implicazioni che la nuova versione comporta. Per pensare a tutte queste implicazioni, ho bisogno di un po’ più di concentrazione, il che mi porta ad essere un po’ più introverso, isolandomi al punto che spesso non ascolto nemmeno più le conversazioni attorno a me. Nemmeno quando riguardano me, e nemmeno quando mi chiamano o mi interpellano.
Cadere in quello stato – insomma – non significa paura o timore sconsiderato: significa cercare di dare il massimo e prestare attenzione a tutto quello che posso. Significa rispetto verso il proprio lavoro, verso se stessi e verso tutti i colleghi con lavorano con te e che magari – a causa di un tuo errore – perderanno a loro volta un po’ di prezioso tempo.
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Ho sempre pensato che il lavoro che mi sono scelto faccia parte di un mondo piuttosto competitivo, almeno così lo vivo io. O forse non è tanto il lavoro in sè, quanto la città in cui lo pratico. Prima di accettare la proposta di lavoro che mi venne fatta, rifiutati diverse volte: un po' perchè non mi sentivo all'altezza, un po' perchè forse il progetto nel quale sarei finito non mi interessava più di tanto, un po’ perchè dove stavo prima stavo meravigliosamente. Alla fine ho detto sì, e sono felice di averlo fatto.
Essere scelti da una grande società come quella con la quale collaboro ormai da più di un anno e mezzo richiede un certo impegno. Questo impegno non riguarda solo aspetti puramente tecnici - di competenza e quant'altro - ma vanno un pochino oltre. Insomma, non basta secondo me essere solo bravi programmatori, avere le conoscenze giuste e conoscere a menadito il framework, tutte le sue classi e tutti i suoi metodi. E' un po' come nel mondo del calcio: per giocare in serie A non è sufficiente fare ottimi passaggi, saper dribblare, tirare in porta e fare venti goal a campionato. Devi avere qualche caratteristica in più...come saper parlare davanti ai giornalisti, essere cortesi con l'intervistatore, vestirsi in giacca & cravatta per andare a Controcampo, probabilmente posare per qualche rivista di moda e così via. La stessa cosa credo che valga anche per noi.
Credo che lo stesso valga per noi consulenti informatici. Non basta scrivere bel codice, bisogna anche saper lavorare in team grandi, saperti incastrare al posto giusto, sopportare pressioni diverse, fare presentazioni ed accettare responsabilità un po' più alte.
Per questo, io mi sento di consigliarvi una cosa. Se doveste ricevere proposte che vi fanno paura o timore, perchè magari arrivano da aziende grandi, non fatevi troppe paranoie riflettendo troppo se siete bravi oppure no. Quello conta sicuramente, ma con lo studio ed un po' di impegno tutti noi possiamo raggiungere un certo livello di competenza, a meno che non siate davvero negati per questo lavoro. Pensate se siete la persona davvero giusta per quel ruolo in tutti i sensi, dalla A alla Z; pensate a tutte le implicazioni che un ruolo di un certo tipo comporta. Pensate che il vostro ruolo potrebbe crescere, o cambiare, o allargarsi, sia per volontà vostra che per volontà di chi sta sopra di voi.
Io durante le vacanze, mentre galleggiavo nell’acqua salata del mare, certi ragionamenti me li sono fatti. Non voglio passare tutta la mia vita a scrivere codice, e non perchè si tratta di C#. Ma proprio perchè la scrittura di codice comincia a starmi qua (disse Igor indicando la sua gola).
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Quando ero in terza media inferiore, a mio padre venne l'idea di regalarmi un home-computer nuovo. Per me era un avvenimento epocale. I due contendenti furono l'Amiga 500 o l'Olivetti Prodest PC1. Vinse quest'ultimo la sfida. Sebbene fosse notevolmente meno potente dell'Amiga - non c'è neanche bisogno di dirlo - questo PC mi aprì le porte al DOS ed alla programmazione ANSI-C.
Comunque sia, da quel periodo sul muretto di casa mia, vicino al citofono, capeggia un bell'adesivo - raccolto in chissà quale negozio di informatica - risalente all'anno 1989 circa che mi ricorda quello scontro titanico.
Storia d'altri tempi. :-)
Il Museo dell'Aviazione di Rimini è il più grande parco italiano dedicato al tema al volo, ed uno dei maggiori in Europa. Una zona vastissima è all'aperto, dove è possibile vedere da vicinissimo aerei russi del dopoguerra, aerei americani, vecchi aerei italiani, impianti di contraerea, elicotteri, carri armati, etc. etc.). Un'altra zona è al chiuso, ed è un museo dedicato agli eroi dell'aviazione militare italiana: è possibile vedere le divise dell'epoca (inizio del '900), documenti originali con rapporti di volo, medaglie, riconoscimenti, fotografie vecchissime, lettere su carta ingiallita dal tempo, etc. etc.
Il museo è davvero molto ben curato, e merita sicuramente una visita, indipendentemente dal fatto che siate appassionati del volo oppure no. La cosa più emozionante da vedere, secondo il punto di vista di mio fratello, è stato...ehm...tutto! No, dai, a parte scherzi: quando ha visto il Douglas DC-3 Dakota esposto, e sul quale si poteva anche salire, non è stato più nella pelle! Se per considerate che quello è davvero un pezzo unico, perchè era appartenuto a Clark Gable: su quell'aereo hanno volati persone come JFK, Marylin Monroe e parecchi attori hollywoodiani dell'epoca. Senza parole: che ci fa proprio QUEL DC-3 a Rimini???
Mio fratello mi ha raccontato che questo aereo è stato determinante per gli USA nella vittoria nella II° Guerra Mondiale, insieme al bombardiere B17 e al caccia P51. E' stato utilizzato anche durante lo sbarco in Normandia. Insomma, il DC-3 è un aereo ricco di storia, e sono felice di averlo visto.
A questo indirizzo potete vedere il mio album fotografico, con tutte le 54 fotografie scattate quel piovoso sabato pomeriggio a Rimini. Buona visione!
A questo url è possibile scaricare il file ISO contenente il setup completo del Service Pack 3 di Windows XP. Di solito aspetto sempre un po' prima di aggiornare l'OS con un pacchetto così pesante, per capire se ci possono essere sostanziali problemi segnalati dagli utenti all'interno della blogosfera. Per certe cose sono ancora superstizioso...
Il file ISO pesa 371,4Mb. Buon download!
Chi mi conosce per i miei vecchi blog su UGIdotNET, o magari si è ritrovato a parlare con me di persona, sa che mi piace molto di più discutere di argomenti spinosi, e magari partire da una situazione in cui è chiaro che ho torto, facendo comunque di tutto per difendere la mia posizione e far valere le mie ragioni. Credo che se c'è un gruppo di persone che stanno parlando fra loro, e sono tutte d'accordo, nessuno impara nulla e c'è calma piatta. Non c'è crescita senza conflitto. Se invece in quel gruppo ce n'è almeno uno che dice: "Per me non è così!", allora ecco che le cose si fanno interessanti, nasce una discussione che, se costruttiva e non ostile, può far imparare qualcosa a qualcuno. Con questo non voglio dire che tutte le volte che ho discusso ho fatto apposta a mettermi nella parte dell'avvocato del diavolo: mi viene naturale.
Questo ragionamento è scaturito da questo post, che sta facendo il giro dei blog italiani. E se non l’ha ancora fatto, voglio contribuire nel mio piccolo. E' una triste storia di maleducazione, indifferenza ed ignoranza, che coinvolge persone caratterizzate dalla sensibilità pari a quella di un rinoceronte. Con tutto il rispetto per questi animali, che secondo me - se lasciati in pace - sono anche simpatici e ciccetti (cit.).
La storia coinvolge una mamma di nome Barbara, suo figlio autistico di 4 anni e la catena di ipermercati Carrefour. Mi ha fatto davvero incazzare. Leggetela.
Mi sono chiesto cosa avrei fatto io in quel frangente. Sarei stato anche io pecora, come tutti i presenti quel giorno, e me ne sarei stato in silenzio, oppure avrei fatto qualcosa? Anche se è banale dirlo, probabilmente mi sarei infuriato come una biscia, e lo dico con una certa cognizione di causa. O almeno, così mi piace pensare. Diavolo, che paese di balordi che siamo. Evviva la generalizzazione. Amen.
Altri links da leggere sul'l’accaduto: http://feeds.feedburner.com/~r/maurolupi/~3/395657399/le-persone-sono.html http://pr-blues.blogspot.com/2008/09/carrefour-considerazioni-freddo-crisis.html http://www.bimbi-superstar.it/forum/thread/discussioni-generali/qualche-chiacchiera-fuori-tema/bambino-autistico-discriminato-al-carrefour-di-assago.html
C’è un valido motivo per cui non vale la pena aiutare le community .NET in Italia? Secondo me no. Se non esistessero le community, dalla più piccola alla più grande, io non sarei qui, come tantissimi dei miei lettori. Molti non avrebbero un lavoro, io non conoscerei un sacco di persone, sarei molto ignorante più di quanto già non sia. Insomma, la mia esperienza nella partecipazione nelle attività delle community è straordinariamente positiva. Quindi, ripeto, la domanda: c’è un valido motivo per cui non vale la pena aiutare le community .NET in Italia? E la risposta non è cambiata: secondo me no.
E quindi?
Detto, fatto. Fatelo per una community alla volta, così alla fine dell'anno sono tutte più felici. Questa volta per me è toccato a XeDotNet.
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